LE RADICI DELL’AMORE

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Personalmente e Professionalmente condivido appieno questo passaggio sull’amore del bellissimo film “Il mandolino del capitano Corelli”. Roberto Cavaliere

“L’amore è una pazzia temporanea, erutta come un vulcano e poi si placa. E quando accade, bisogna prendere una decisione.
Devi capire se le vostre radici si sono intrecciate al punto da rendere inconcepibile una separazione. Perché questo è l’amore.
Non è l’ardore, l’eccitazione, le imperiture promesse d’eterna passione, il desiderio di accoppiarsi in ogni minuto del giorno. Non è restare sveglia la notte a immaginare che lui baci ogni angoletto del tuo corpo.
No, non arrossire, ti sto dicendo qualche verità. Questo è semplicemente essere innamorati, una cosa che sa fare qualunque sciocco.
L’amore è ciò che resta quando l’innamoramento si è bruciato; ed è sia un’arte, sia un caso fortunato.
Tua madre ed io avevamo questa fortuna, avevamo radici che si protendevano sottoterra una verso l’altra, e quando tutti i bei fiori caddero dai rami, scoprimmo che eravamo un albero solo, non due.
Ma, a volte, i petali cadono senza che le radici si siano intrecciate.”

IL MATRIMONIO COME SALVEZZA

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….Il matrimonio moderno è soprattutto un’istituzione di salvezza e non di benessere. Ma gli psicologi, i consulenti matrimoniali, gli psichiatri ecc. continuano a ripetere che soltanto i matrimoni felici sono buoni matrimoni, ovvero che i matrimoni dovrebbero essere felici. In verità ogni percorso di salvezza passa anche per l’inferno. La felicità, nel modo in cui viene proposta ai coniugi d’oggi, rientra nella sfera del benessere e non in quella della salvezza. Il matrimonio è un’istituzione volta prima di tutto alla salvezza, per questo è così pieno di alti e di bassi; è fatto di sacrifici, di gioie e di dolori. Ciascun partner, ad esempio, prima o poi è destinato a scontrarsi con il lato psicopatico dell’altro, vale a dire con quel lato del suo carattere che non è modificabile e che tuttavia ha conseguenze dolorose per entrambi. Affinché il matrimonio non vada in pezzi, uno dei due partner deve arrendersi, e generalmente è proprio quello che nella relazione si dimostra meno psicopatico. Se uno dei due è emotivamente freddo, all’altro non resta che dimostrare in continuazione sentimenti d’amore, anche quando la reazione del partner è debole e spesso inadeguata. Tutti i buoni consigli che si danno alle mogli o ai mariti, del genere: “Questo non và bene, è intollerabile, una moglie/un marito non può lasciarsi trattare così”, sono perciò sbagliati e dannosi.
Un matrimonio funziona soltanto quando si riesce a tollerare proprio ciò che altrimenti sarebbe per noi intollerabile. E’ logorandosi e smarrendosi che si impara a conoscere se stessi, Dio e il mondo. Come ogni percorso di salvezza, anche quello del matrimonio è duro e faticoso. Uno scrittore che crea opere di valore non vuole essere felice, vuole essere creativo. In questo senso raramente i coniugi riescono a portare avanti un matrimonio felice e armonioso come il tipo di matrimonio al quale, mistificando, gli psicologi vorrebbero far loro credere.
Il terrorismo legato all’immagine del ‘matrimonio felice’ procura notevoli danni.
A.Guggenbuhl-Craig – Il matrimonio. Vivi o morti, Moretti e Vitale, Bergamo.

FENOMENOLOGIA DELL’AMORE SECONDO BARTHES

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Barthes procede a un’analisi razionale dei sentimenti e delle emozioni che prendono l’innamorato, partendo invece dall’analisi del ramo semantico del discorso amoroso: prende alcuni concetti fondamentali, percepiti un po’ da tutti gli innamorati, e li esplicita con incredibile chiarezza, andando a fondo nelle dinamiche psicologiche e relazionali.

Per ricollegarci alle analisi precedenti, vediamo che anche Barthes sostiene l’unicità dell’amore, come già Schopenauer, ma va oltre, specificando cosa comporta questa unicità per chi ama.

«Nella mia vita, io incontro milioni di corpi; di questi milioni io posso desiderarne delle centinaia; ma, di queste centinaia, io ne amo uno solo. L’altro di cui io sono innamorato mi designa la specialità del mio desiderio. L’amore per una persona unica si riflette su chi ama, facendogli percepire la propria identità e unicità. Quindi l’amore contribuisce a darci la sensazione di essere individui unici.»1

La sua analisi più completa è nella forma di un dizionario, uno studio del linguaggio del “discorso amoroso” attraverso grandi capolavori letterari.

Nella sua opera troviamo tutte le fasi che possono caratterizzare l’amore. Egli afferma che le fasi dell’incontro amoroso sono essenzialmente tre in chi lo rievoca: la cattura, come per la metafora dell’uccellagione degli antichi egizi, consiste nell’essere rapito da un’immagine, da un sentimento, in un attimo; il conoscersi, la dolcezza della scoperta dell’altro, nella sua perfezione, la meraviglia di aver trovato chi dipinge ciò che inconsapevolmente era nel proprio ideale, un fatto casuale che si percepisce come soprannaturale; il “seguito: la lunga sequela di sofferenze, dolori, angosce, sconforti, rancori, impacci e tranelli” che minaccia di far crollare tutto il sistema di valori che quell’incontro aveva messo in piedi per l’amante e l’amato.2 Ma Barthes precisa, “c’è un’illusione del tempo amoroso. Io credo che sia un episodio, con un inizio e una fine. E tuttavia la ricostruzione del rapimento è a posteriori.”

Nel dettaglio, Barthes parla della fase dell’innamoramento,3 come di un rapimento in cui il rapitore non ha intenzionalità, ma è l’oggetto d’amore, e che causa una ferita profonda nel soggetto rapito (immagine da un lato simile a quella che ci riportano le incisioni degli antichi egizi, e dall’altro vicina all’espressione che si usa in inglese per l’innamoramento, fall in love, cadere in amore).

Chi si innamora è in un certo senso vuoto, inconsciamente disponibile, in attesa dell’occasione; il pretesto è occasionale, ma deve essere un tassello che si incastra nella propria struttura profonda.

Cos’è che fa innamorare?

«C’è qualcosa che coincide esattamente col mio desiderio (di cui non so niente) (…) talora, ciò che dell’altro mi esalta è l’aderenza a un grande modello culturale (io credo di vedere l’altro dipinto da un artista del passato), talaltra, ad aprire in me la ferita, è invece una certa disinvoltura dell’apparizione: io posso innamorarmi di un atteggiamento un po’ volgare (assunto per provocare): ci sono delle trivialità sottili, mobili, che passano rapidamente sul corpo dell’altro (…) l’aspetto che mi colpisce si riferisce a una particella di pratica, al momento fuggevole di una posizione… ».

Il rapporto tra innamoramento e amare è esplorato da Barthes, eppure non ha univoca soluzione. Si sa che essere innamorato non somiglia a nient’altro, ed è perciò riconoscibile in qualunque tipo di rapporto. L’essere innamorato è un desiderio di possesso, l’amare è quella componente del sentimento che, oltre a prendere, vuole anche dare. Quando si parla di dare in amore, ci si riferisce solo raramente a sacrifici materiali: tollerare, non dire, non litigare, non alzare la voce, non usare un certo linguaggio… a volte fingere, per proteggere. Si tratta quindi di una padronanza dei sentimenti che sembra contrastare con la natura un po’ infantile, quasi morbosa, dell’essere innamorati. Eppure non riescono a procedere separati.4

L’amore visto dall’esterno diventa osceno,5 perché la sentimentalità è stata screditata dall’opinione moderna, non vi è sistema di idee che stimi o difenda l’amore-passione, non vi è una teoria ufficiale, come ai tempi del Simposio, né una scusante, oramai l’essere innamorato è una teoria fuori moda e fuori dalla storia, e rende perciò osceno l’innamorato, esposto senza difese. L’innamorato mostra i suoi sentimenti senza una mediazione di forma, che sia un romanzo, o una rappresentazione teatrale, una qualche finzione che possa proteggerlo dall’opinione comune. La solitudine che lo caratterizza è timida, non trasgressiva, né eroica. Se vi è comprensione per l’innamoramento adolescenziale, ciò non vale se questo “errore” viene reiterato, e se l’innamorato diventa recidivo. Finché l’innamorato resta tale, è solo, ma la solitudine a cui ci si riferisce non è quella di una persona, poiché anzi l’innamorato ha spesso persone con cui confidarsi, ma una solitudine di sistema, di una comprensione che non sia compassione e “attesa che passi”: gli unici capaci di questa comprensione sono gli altri innamorati, gli altri folli.

Barthes non trascura il concetto di dipendenza6, e anzi individua un momento in cui essa diventa consapevole, ma non viene allontanata, né svalutata, né considerata un problema: anche negli elementi più futili, il soggetto amoroso di Barthes non limita e non nasconde la sua dipendenza, perché così dà valore alla sua domanda d’amore, come chi venera una divinità mostra il sacrificio che sta offrendo.

Solo in determinate condizioni spunta un desiderio di imporsi nel soggetto amoroso: ad esempio, nel momento in cui l’oggetto amato fosse subordinato a qualcun altro, chi ama si sentirebbe non solo consegnato nelle mani dell’amato, ma sottoposto alle decisioni di qualcun altro, che egli non ha scelto, e solo per questo non riuscirebbe a tollerare la propria dipendenza.

In questi casi iniziano le rivendicazioni e le recriminazioni, perché il dono e il sacrificio diventano un modo per “dominare” nella coppia, come se l’abnegazione fosse una moneta di scambio, con la quale si ottiene importanza e potere nella coppia. Un regalo amoroso viene accuratamente scelto, e vengono valutate tutte le possibili motivazioni per cui esso possa non essere ben accolto, perché può deludere o sembrare troppo impegnativo, e perché diventa un sostituto dell’oggetto amoroso, quasi un feticcio (“indossa il mio regalo”, “dorme con il mio regalo”…). Ma bisogna fare attenzione proprio al parlare di un dono, che questo sia un regalo materiale, o un sacrificio, o una resa incondizionata all’altro: significa porlo nell’economia di scambio nella coppia. Esso diventa: “faccio più di quanto fai tu”.

In realtà, anche se nel ragionamento amoroso c’è un calcolo di pro e contro, è generalmente per impazienza: si è consapevoli che il dispendio è aperto, e si tratta di un tesoro di energie e pensieri che viene dilapidato senza alcun guadagno assicurato.7

Un’altra caratteristica dell’analisi di Barthes, è il molteplice livello in cui un soggetto innamorato utilizza il linguaggio: l’immaginazione. Il soggetto amoroso, inchiodato da se stesso in una situazione insopportabile, inizia a immaginarsi una storia, l’immagine di se stesso che si salva, attraverso una fuga, o un viaggio, una separazione, il suicidio, o un nuovo amore. Elaborando una finzione, l’innamorato combatte idealmente i propri demoni: “farei così, andrei da lei… , affronterei … , direi … , e lei non potrebbe resistermi e mi inseguirebbe, … ”. Dando origine a questa finzione,8 il soggetto amoroso vede se stesso ancora pieno di dignità, e in questo luogo fittizio, come una catarsi, trova un attimo di quiete dal suo tormento, una piccola rivincita. Questa non è una soluzione definitiva però: l’innamorato non può uscirne sulla base di un pensiero immaginato, la trappola non si spezza da sola.

1 R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, 2005, Attesa, p. 17

2 R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, 2005, Incontro (p.109)

3 R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, 2005, Rapimento, p.162

4 ibidem, p.101

5 ibidem p.149

6 ibidem, p.79

7 Al contrario di come dirà Bauman in seguito, lo vedremo nel §1.3.5

8 ibidem, p. 211

Le riflessioni riportate sono tratti dal libro di Roland Barthes “Frammenti di un discorso amoroso” edito da Einaudi, testo che consiglio vivamente di leggere perchè “illuminante” sulla fenomenologia dell’amore

ABBANDONO – A seconda di tale o talaltra circostanza, il soggetto amoroso si sente trascinato dalla paura di un pericolo, di una ferita, di un abbandono, di un improvviso cambiamento – sentimento che egli esprime con la parola angoscia

ANGOSCIA – A seconda di tale o talaltra circostanza, il soggetto amoroso si sente trascinato dalla paura di un pericolo, di una ferita, di un abbandono, di un improvviso cambiamento – sentimento che egli esprime con la parola angoscia…

Lo psicotico vive nel timore del crollo. Ma “la paura clinica del crollo è la paura d’un crollo che è già stato subito… e vi sono dei momenti in cui un paziente ha bisogno che gli si dica che il crollo la cui paura mina la sua vita è già avvenuto”. Lo stesso avviene, a quanto sembra, per l’angoscia d’amore: essa è la paura di una perdita che è già avvenuta, sin dall’inizio dell’amore, sin dal momento in cui sono stato stregato. Bisognerebbe che qualcuno potesse dirmi: “Non essere più angosciato, tu l’hai già perduto(a)”.

ANNULLAMENTO – Accesso di linguaggio durante il quale il soggetto giunge ad annullare l’oggetto amato sotto il volume dell’amore stesso: con una perversione propriamente amorosa, il soggetto ama l’amore, non l’oggetto.

ASSENZA – Ogni episodio che mette in scena l’assenza dell’oggetto amato – quali che siano la causa e la durata – e tende a trasformare questa assenza in prova d’abbandono…

Orbene l’unica assenza è quella dell’altro; è l’altro che parte, sono io che resto. L’altro è in stato di perpetua partenza, sempre sul punto di mettersi in viaggio; egli è, per vocazione, migratore, errante; io che amo sono invece, per vocazione inversa, sedentario, immobile, a disposizione, in attesa, sempre nello stesso posto, in giacenza, come un pacco in un angolo sperduto della stazione… Esprimere l’assenza… è come dire: “Sono meno amato di quanto io ami”.

ATTESA – tumulto d’angoscia suscitato dall’attesa dell’essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere, ritorni)…

“Sono innamorato? – Si, poiché sto aspettando”. L’altro, invece non aspetta mai. Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta; cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo; ma a questo gioco, io perdo sempre: qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato, esatto, o per meglio dire in anticipo. La fatale identità dell’innamorato non è altro che: io sono quello che aspetta.

(Nel transfert, si aspetta sempre – dal medico, dal professore, dall’analista. Ancora più evidentemente se sto aspettando allo sportello d’una banca, o alla partenza d’un aereo, subito stabilisco un rapporto aggressivo con l’impiegato, con l’hostess, la cui indifferenza svela e irrita la mia sudditanza; si può così dire che, ove vi è attesa, vi è transfert: io dipendo da una persona che si fa a mezzo e che impiega del tempo a darsi – come se si trattasse di far scemare il mio desiderio, d’infiacchire il mio bisogno. Fare aspettare: prerogativa costante di qualsiasi potere, “passatempo millenario dell’umanità”)….

Un cavaliere era innamorato di una nobildonna. Lei gli disse: “Sarò vostra solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su una sedia, nel mio giardino, sotto la mia finestra.” Ma alla novantanovesima notte, il cavaliere si alzò, prese la sua sedia sotto il braccio e se n’andò.

CATASTROFE – Crisi violenta durante il quale il soggetto, sentendo la situazione amorosa come un vicolo cieco, una trappola da cui non potrà mai più uscire, si vede destinato a una totale distruzione di sé…

Vi sono due tipi di disperazione: la disperazione pacata, la rassegnazione attiva (“Io vi amo come bisogna amare: nella disperazione”), e la disperazione violenta: un bel giorno, in seguito a un incidente qualsiasi, mi chiudo nella mia stanza e scoppio in lacrime: sono in balia di una forza che mi soverchia, asfissiato dal dolore; il mio corpo s’irrigidisce e si contrae: come in un lampo, freddo e tagliente, io vedo la distruzione a cui sono condannato. Tutto ciò non ha niente di paragonabile alla prostrazione insidiosa, ma in fondo civile, degli amori difficili; non c’è alcun rapporto con l’annichilimento in cui si viene a trovare il soggetto abbandonato: qui, sono come folgorato, ma lucido. La sensazione che provo è quella di una vera e propria catastrofe: “Ecco, sono veramente fottuto!”…

La catastrofe amorosa s’avvicina forse a ciò che, nel campo psicotico, è stata definita situazione estrema, la quale è “una situazione che il soggetto vive conscio del fatto che esso finirà col distruggerlo irrimediabilmente”; l’immagine è ricavata da ciò che avvenne a Dachau… le due situazioni hanno in comune questo: esse sono, alla lettera, due situazioni paniche: entrambe sono senza seguito, senza ritorno: io mi sono talmente trasfuso nell’altro che, quando esso mi viene a mancare, non riesco più a riprendermi, a ricuperarmi: sono perduto per sempre.

COLPE – In un qualsiasi episodio trascurabile della vita d’ogni giorno, il soggetto crede di aver mancato nei confronti dell’essere amato e prova per questo un sentimento di colpevolezza.

COMPASSIONE – Il soggetto prova un sentimento di compassione nei riguardi dell’oggetto amato ogni volta che lo vede, lo sente o lo sa infelice o minacciato da qualcosa che è estraneo alla relazione amorosa in sé.

FASTIDIO – Sentimento di moderata gelosia che coglie il soggetto amoroso quando vede che l’interesse dell’essere amato è catturato e distolto da persone, oggetti o azioni che ai suoi occhi agiscono come altrettanti rivali secondari.

FESTA – Il soggetto amoroso vive ogni incontro con l’essere amato come una festa.

IDENTIFICAZIONE – Il soggetto s’identifica dolorosamente con qualsiasi persona (o qualsiasi personaggio) che nella struttura amorosa occupi la sua stessa posizione.

MOSTRUOSO – Il soggetto si rende improvvisamente conto di stare soffocando l’oggetto amato chiudendolo in una rete di soprusi: di colpo, da individuo sventurato che desta compassione, egli si sente diventare un essere mostruoso.

PERCHE’ – Mentre da un alto si domanda ossessivamente perché non è amato, dall’altro il soggetto amoroso continua a credere che in fin dei conti l’oggetto amato lo ama, solo che non glielo dice.

PIANGERE – Piangendo, voglio impressionare qualcuno, fare pressione su di lui (“Guarda che cosa hai fatto di me”). Questo qualcuno potrebbe essere – ed è quasi sempre – l’altro, che si vuole in questo modo costringere ad assumere apertamente la sua commiserazione o la sua insensibilità; ma potrei anche essere io stesso: mi faccio piangere per provare a me stesso che non è un’illusione: le lacrime sono dei segni, non delle espressioni. Attraverso le mie lacrime io racconto una storia, do vita a un mito del dolore e da quel momento mi uniformo ad esso: posso vivre con il dolore perché, piangendo, mi do un interlocutore enfatico che riceve il messaggio più “vero”: quello del mio corpo e non già quello della mia lingua. “Cosa sono mai le parole? Una lacrima sola dice assai di più”.

RISVEGLIO – Modi diversi in cui il soggetto amoroso si ritrova, al suo risveglio, nuovamente assalito dall’assillo della sua passione.

ROVESCIAMENTO: – “Non riesco a capirti” vuol dire: “Non saprò mai che cosa pensi veramente di me”. Non posso decifrare te perché non so come tu decifri me.

SEGNI – Sia che voglia dar prova del suo amore, sia che si sforzi di decifrare se l’altro lo ama, il soggetto amoroso non ha a sua disposizion nessun sistema di segni sicuri.

Il soggetto amoroso si domanda non già se egli deve dichiarare all’essere amato il suo amore (non è una figura della confessione), ma in che misura deve nascondergli i “turbamenti” (le turbolenze) della sua passione: i suoi desideri, le sue angustie, in poche parole, i suoi eccessi (nel linguaggio raciniano: il suo furore).

L’amore acceca: questo proverbio è falso. L’amore spalanca gli occhi, rende chiaroveggenti: “Di te, su te, io posseggo tutto il sapere”. Dice il sottoposto al padrone: tu hai ogni potere su di me, ma io so tutto di te.

SUICIDIO – Nella sfera amorosa, il desiderio di suicidio è frequente: basta un niente per destarlo. …Idea di suicidio; idea di separazione; idea di ritiro solitario; idea di viaggio; idea di oblazione, ecc.; posso immaginare varie soluzioni alla crisi amorosa e difatti non faccio che pensare a questo. Eppure, per quanto alienato sia, io non ho difficoltà a cogliere, attraverso queste idee ricorrenti, una figura unica, vuota, che è poi quella della via di scampo; ciò con cui, con compiacenza, io vivo, è il fantasma d’un altro ruolo: il ruolo di qualcuno che “se la cava”.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

 

L’AMORE IN OCCIDENTE DI DE ROUGEMENT

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Brani tratti da L’amore in occidente di De Rougemont

Amare l’amore più dell’oggetto dell’amore, amare la passione per se stessa, dall’amabam amare di Agostino fino al Romanticismo moderno, significa amare e cercar la sofferenza. Amore-passione: desiderio di ciò che ci ferisce e ci annienta con il suo trionfo.

Perchè a qualsiasi altro racconto preferiamo quello d’un amore impossibile? Proprio perché ci piace bruciare ed essere coscienti di ciò che brucia in noi.

Ciò che essi amano è l’amore, è il fatto stesso di amare. (…) Tristano ama di sentirsi amato ben più che non ami Isotta la bionda. E Isotta non fa nulla per trattenere Tristano presso di sé: le basta un sogno appassionato. Hanno bisogno l’uno dell’altro per bruciare, ma non dell’altro come è in realtà; e non della presenza dell’altro, ma piuttosto della sua assenza.

L’amore felice non ha storia. Romanzi ne ha dati solo l’amore mortale, cioè l’amore minacciato e condannato dalla vita stessa.

Così abbiamo visto che Tristano ama Isotta non già nella sua realtà, ma in quanto essa desta in lui l’arsura deliziosa del desiderio. L’amore-passione tende a confondersi con una esaltazione narcisistica

Chiamerò libero un uomo che possiede se stesso. Ma l’uomo della passione, al contrario, cerca di essere posseduto, spogliato, gettato fuori di sé medesimo, nell’estasi.

il fatto che il desiderio sia o non sia soddisfatto, non cambia niente. La passione, una volta dichiarata, pretende molto più che la soddisfazione, vuole tutto e soprattutto l’impossibile: l’infinito in un essere finito.

L’AMORE LIQUIDO DI BAUMANN

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Brani tratti da Baumann, L’amore liquido (2006)

“L’amore liquido è un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame”

La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale.In una relazione puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio.Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia.Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta.Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai.E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro.Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia.L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile.

E’ insito nella natura dell’amore il fatto che –come Lucano osservò duemila anni fa e Francio Bacon ripeté molti secoli dopo – esso non possa che significare il consegnarsi in ostaggio al destino.

Fino a quando le relazioni sono viste come investimenti redditizi, come garanzie di sicurezza e soluzioni ai tuoi problemi non c’è via di scampo: testa perdi, croce vince l’altro.

Per quanto abbia potuto imparare sull’amore e l’innamoramento, la tua sapienza può giungere solo, come il Messia di Kafka, un giorno dopo il suo arrivo.

«la relazione umana» e la sua sorte in un’età in cui «gli uomini e donne disperati perché abbandonati a se stessi, che si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno, e quindi ansiosi di “instaurare relazioni” [sono] al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni “stabili”, per non dire definitive, poiché paventano che tale relazione possa comportare oneri e tensioni che non vogliono né pensano di poter sopportare e che dunque possa fortemente limitare la loro tanto agognata libertà di … si, avete indovinato, di instaurare relazioni»

«Come per lo shopping: oggi chi va per negozi non compra per soddisfare un desiderio […] ma semplicemente per togliersi una voglia. Ci vuole tempo, (un tempo insostenibilmente lungo per gli standard di una cultura che aborre la procrastinazione e postula invece il soddisfacimento immediato) per seminare, coltivare, nutrire, il desiderio. Il desiderio ha bisogno di tempo per germogliare, crescere e maturare. Via via che il “lungo termine” diventa sempre più breve, la velocità con cui il desiderio giunge a maturazione resiste ostinatamente all’accelerazione; il tempo occorrente per ottenere il ritorno dell’investimento della coltivazione del desiderio appare sempre più lungo, lo si avverte esasperante e insopportabile» (p. 17). «Oggigiorno i centri commerciali tendono ad essere progettati pensando a desideri facili da nascere e rapidi a estinguersi, non all’onerosa e protratta creazione e coltivazione dei desideri. L’unico desiderio che una visita al centro commerciale deve instillare e instilla è quello di reiterare all’infinito l’eccitante momento del lasciarsi andare, del dare briglia sciolta alle proprie voglie senza un copione prestabilito» (p. 18).

«Togliersi una voglia, diversamente dall’esaudire un desiderio, è soltanto un atto estemporaneo, che si spera non lasci conseguenze durevoli che potrebbero ostacolare ulteriori momenti di estasi gioiosa. Nel caso delle relazioni, e delle relazioni sessuali in particolare, seguire le voglie anziché i desideri significa lasciare la porta bene aperta “ad altre opportunità romantiche” le quali, come sostengono le psicologhe del Guardian potrebbero rivelarsi più soddisfacenti e appaganti» (p. 18).

«Mentre il principio del togliersi-le-voglie è inculcato a fondo nella condotta quotidiana dai poteri forti del mercato dei beni di consumo, il coltivare un desiderio sembra inquietantemente, inopportunamente, fastidiosamente, propendere dalla parte dell’impegno amoroso. Il desiderio va curato, coltivato, implica una cura prolungata, un difficile negoziato senza soluzioni scontate, qualche scelta difficile e alcuni compromessi dolorosi […] nella sua radicalizzata reincarnazione sotto forma di voglia, il desiderio ha perso gran parte dei suoi attributi fastidiosi […]. Come recitava il messaggio pubblicitario di una famosa carta di credito, oggi “ è possibile eliminare l’attesa dal desiderio”. Quando è pilotata dalla voglia, la relazione tra due persone segue il modello dello shopping e non chiede altro che le capacità di un consumatore medio, moderatamente esperto. Al pari di altri prodotti di consumo, è fatta per essere consumata sul posto (non richiede addestramento ulteriore o una preparazione prolungata) ed essere usata una sola volta. Innanzitutto, la sua essenza è quella di potersene disfare senza problemi. Se ritenute scadenti o non di piena soddisfazione le merci possono essere sostituite con altri prodotti che si spera più soddisfacenti […] ma anche se mantengono le promesse, nessuno si aspetta da esse che durino a lungo; dopo tutto, automobili, computer o telefoni cellulari in perfetto stato e ancora funzionanti vengono gettati via senza troppo rammarico nel momento stesso in cui le loro versioni nuove e aggiornate giungono nei negozi e divengono l’ultimo grido. Perché mai le relazioni dovrebbero fare eccezione alla regola?»

AMORE PERFETTO, RELAZIONI IMPERFETTE (WELWOOD)

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L’aprire il cuore ad un altro ci porta quasi sempre a misurarci con gli ostacoli che abbiamo dentro nei confronti dell’amore – a toccare tutti quei punti legati alla paura dell’intimità o al desiderio di rimanere chiusi in noi stessi. E se questa apertura d’amore continua, ben presto ci accorgiamo che iniziamo ad agire i soliti giochi di autoingannano che ci hanno intrappolato per tutta la vita. E inevitabilmente, tutto questo logorio interioriore prima o poi conduce a una situazione di lotta e di conflitto con il nostro partner.

La decisione di impegnarci in una relazione implica dunque l’inevitabile decisione di affrontare queste paure e confrontarci con questi rigidi modelli che sorgono puntualmente in una relazione. Ma per lavorare efficacemente su queste paure abbiamo però bisogno di riconoscere che cosa abbiamo veramente davanti e comprendere le forze che sono all’opera all’interno della relazione con il nostro partner, il quale può svolgere un ruolo molto importante nell’aiutarci a capirle e dominarle. Allora questi ostacoli possono diventare delle pietre migliari che ci portano avanti anziché trasformarsi in barriere che ostacolano la relazione e la nostra via.

Modelli condizionati

In realtà, il modo in cui ognuno di noi esprime e riceve amore (così come le eventuali paure che ne derivano) è stato stabilito molti anni fa, e dipende in gran parte dalle modalità con cui si sono espresse le nostre relazioni intime con nostro padre e nostra madre. I nostri genitori hanno svolto una fortissima influenza su di noi, non solo perché il nostro benessere dipendeva totalmente da loro, ma anche perché sono state le prime persone che abbiamo amato profondamente.

L’influenza psicologica dei genitori sui figli è ancora più forte oggi, in una società come la nostra dove oramai la famiglia allargata e la comunità parentale che una volta mitigavano l’impatto genitoriale si sono dissolte. Crescere in una famiglia nucleare isolata, lontana da una rete più ampia di figure parentali non offre abbastanza separatezza dai genitori e in ogni caso non dà l’opportunità di sperimentare una gamma sufficientemente ampia di modelli.

Perdita e abbandono

In fondo a tutte le paure dell’intimità c’è quasi sempre la paura dell’abbandono. Le persone i cui genitori sono stati distanti, non disposti o non disponibili, sono in genere le prime a temere la perdita dell’amore. Essi hanno paura di essere negletti o abbandonati di nuovo. Pertanto sono portati a creare relazioni quasi di dipendenza e a chiedere in continuazione al partner prove del loro amore. Oppure possono continuare a vivere fuori “dalla porta” in modo da non trovarsi in una situazione, dove potrebbero rischiare di essere abbandonate.

All’altro estremo ci sono coloro che hanno avuto genitori eccessivamente presenti, invasivi, costoro avranno paura di essere controllati emozionalmente o feriti da un partner in una relazione intima. E poiché le relazioni con i genitori spesso contengono influenze complesse e contraddittorie, molti crescono temendo entrambi i casi; e cioè sia la paura dell’abbandono che la paura di rimanere “intrappolati” e tutto ciò viene poi agito in modi differenti, a seconda delle situazioni.

Con un partner possiamo combattere per mantenere il nostro spazio separato, mentre con un altro ci scontreremo per avere più intimità e vicinanza. Quando agiamo queste paure in una relazione, non facciamo altro che rivivere le vecchie scene che costituiscono il dramma universale dell’infanzia. Un dramma che in genere presenta due subtrame principali: la prima è la costruzione del legame con i nostri genitori, la seconda è la fase della separazione da essi per diventare un individuo autonomo.

Le ferite dell’infanzia

Chi di noi non ha potuto vivere a pieno un legame profondo con i genitori o chi non è riuscito a separarsi completamente da essi, lascia l’infanzia ferito in una di queste due aree. Da adulti, l’ansia derivante da questi bisogni frustrati, ci spinge o a rivoltarci verso questi desideri inappagati o a cercarli in modo esasperato. Se i nostri genitori non hanno risposto ai nostri bisogni d’amore e di affetto, è probabile che ci sentiremo in colpa e/o molto esigenti sul piano emotivo e relazione. Se invece, i nostri genitori non hanno dato valore al nostro bisogno di indipendenza è più facile che ci sentiremo in colpa o con un atteggiamento di sfida per il fatto di reclamare un nostro spazio individuale. Tutte queste ferite, vengono perpetuate ogni qualvolta manteniamo un atteggiamento d’amore condizionato per noi stessi, cosa che poi ostacola il libero flusso dell’amore nelle relazioni. (“Io mi voglio bene solo se non ho bisogno di nessuno…o se piaccio agli altri”).

Le persone che soffrono della paura d’abbandono quasi si vergognano di questo sentimento, e pertanto hanno difficoltà a entrare in relazione con gli altri. Poiché essi non credono di potersi permettere di esprimere il loro bisogno di contatto, agiscono questo in modo indiretto, distorto o compulsivo.

Questi individui possono diventare persone eccessivamente esigenti, manipolative o critiche quando il loro partner non è li nella maniera in cui essi vorrebbero. E tutto spesso ha l’effetto di allontanare il partner, la qualcosa frustra ulteriormente il loro bisogno di contatto e li fa sentire ancora più impotenti. Inoltre poiché si sentono cronicamente bisognosi d’affetto diventa per loro difficile riconoscere la necessità di avere un proprio spazio individuale o di essere indipendenti. E quando il loro partner comincia ad agire questi bisogni, essi ne fanno un ulteriore motivo di conflitto.

Bisogno d’intimità

Una situazione analoga, ma rovesciata vivono coloro che, avendo avuto genitori eccessivamente invasivi, temono di perdere la propria individualità nella relazione. Costoro si vivono in conflitto solo per il fatto di sentirsi individui separati e non hanno fiducia nella loro autonomia. Di conseguenza agiscono il loro bisogno di spazio e libertà in modo esagerato. Mantenendo troppo distanza dal proprio partner, perché troppa intimità può minacciare il loro già fragile senso d’indipendenza, essi non riescono a riconoscere il bisogno di vicinanza e relazione. E quando il loro partner esprime un maggior bisogno d’intimità, i due rischiano di cadere nella trappola di una lotta “polarizzata”.

Insomma, ogni relazione riapre inevitabilmente vecchie ferite d’infanzia, tutto ciò fa sì che noi li agiamo in modo esagerato, poco amichevole e manipolativo, spingendo i nostri partner nella direzione opposta. A loro volta, i nostri partner cominciano ad agire i difetti opposti: gli stessi e si scatena così una furiosa lotta all’interno della coppia, la cui reale natura è spesso poco chiara ad entrambi. Fortunatamente, tutte queste ferite possono essere curate anche nel mezzo di una relazione. E da questo punto divista, tutte le difficoltà che si incontrano in una relazione profonda possono essere considerate come un utili percorso di crescita.

Storie e copioni

Invece, quello che di solito facciamo è ripetere continuamente gli stessi modelli autodistruttivi. Che cosa rende così difficile riconoscere questo comportamento e modificarlo? Qualche tempo fa ho conosciuto un uomo che diventava così ossessivo ogni qualvolta che iniziava una relazione con una donna che questa immancabilmente se ne andava via. Tutto questo lo faceva sentire abbandonato e poco amato, convincendolo sempre di più della sua incapacità di avere una relazione. Perché Chris continuava a ripetere all’infinito un tale modello distruttivo? In realtà, sotto questo tipo di comportamento compulsivo c’è qualcosa di più persistente: una storia e un copione che tutti noi recitiamo.

In realtà, Chris aveva sviluppato questa atteggiamento affrontare la grave deprivazione che aveva ricevuto durante l’infanzia. I bambini cercano di capire come mai i genitori non sono più amorevoli con loro. E’ spesso la risposta che si danno è che sono loro ad essere i cattivi e i non meritevoli d’ amore. Attraverso lo stesso percorso, Chris era giunto alla conclusione che i suoi genitori l’ho avevano trascurato perché egli non era abbastanza buono, insomma si era creato quest’identità per dare una risposta soddisfacente ai suoi bisogni insoddisfatti. Questo gli ha dato una sorta di sicurezza, l’unica che disponibile per lui. Da allora Chris, riesce a sentirsi pienamente se stesso solo quando si sente vuoto, affamato d’amore, deprivato. Come bambino questa è stata una strategia brillante per mantenersi in qualche modo unito, integro in una situazione familiare che minacciava la sua sopravvivenza fisica ed emotiva. Ma da adulto, l’attaccamento a questa identità limitata, gli aveva reso impossibile ricevere nutrimento affettivo. Ogni qualvolta incontrava una donna disponibile a daglielo, Chris si sentiva come se stesse perdendo se stesso, la sua identità. Perché oramai era in grado di sentire se stesso solo quando correva dietro a una donna o quando si sentiva abbandonato perché l’aveva persa. Come nel caso di Chris, ci possono numerosi altri esempi di copioni appresi durante l’infanzia che poi si riflettono negativamente nella vita adulta.

In più noi crediamo che la nostra storia rappresenti accuratamente il modo in cui le cose sono veramente. In verità si tratta solo di un sogno, di un modello condizionato di credenze che continua a ricreare il tipo di situazione che ci aveva ferito la prima volta. Condizionando così pesantemente le nostre relazioni, queste storie diventano profezie che si auto-avverano ricreando proprio quella situazione di cui abbiamo tanta paura. Tutto ciò rafforza le nostre convinzioni sbagliate, facendo si che esse diventino ancora più forti e si perpetuino all’infinito.

tratto da: John Welwood, Journey of the heart, Thorsons, London

CIORAN E L’AMORE

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Riflessioni del filosofo Cioran sull’amore

L’equivoco dell’amore viene dal fatto che uno è felice e infelice allo stesso tempo, la sofferenza si uguaglia alla voluttà in un turbine unitario. Per questo la disgrazia nell’amore cresce via via che la donna la percepisce e, proprio per questo, ama molto di più. Una passione senza limiti porta a lamentare che il mare abbia un fondale, ed è nell’immensità dell’azzurro che uno sazia il suo desiderio di immersione nell’infinito. Almeno in cielo non ci sono confini e sembra essere all’altezza del suicidio.

L’amore è un bisogno di affogarsi, una tentazione di profondità.In questo assomiglia alla morte. Così si spiega perché solo lenature erotiche possiedano il senso dell’infinito. Nell’amare siscende fino alle radici della vita, fino alla freddezza fatale della morte. Nell’abbraccio non ci sono raggi in grado di trapassare, e le finestre si aprono fino allo spazio infinito, affinché uno possa precipitarvi. C’è molto di felicità edi infelicità negli alti e bassi dell’amore, e il cuore è troppo stretto per queste dimensioni.

L’erotismo va oltre l’uomo: lo riempie e lo distrugge. È per questo che, schiacciato da queste onde, uno lascia passare i giorni senza rendersi conto che gli oggetti esistono, le creature si agitano e la vita si consuma,una volta che, intrappolato nel sogno voluttuoso dell’Eros, con tanto di vita e di amore, si è dimenticato dell’uno e dell’altro, e così nello svegliarsi dall’amore, agli inevitabili strazi segue un crollo lucido e senza consolazione possibile.

Il senso più profondo dell’amore non si trova nel “genio della specie”, e nemmeno nell’annullamento dell’individuazione. Avrebbe queste intensità tempestose l’amore, questa gravità inumana, se fossimo soltanto strumenti e ci perdessimo personalmente? Come ammettere che ci coinvolgiamo in tali enormi sofferenze unicamente per diventare vittime?

L’uomo e la donna non sono capaci di tanta rinuncia né di tanto inganno. In fondo amiamo per difenderci dal vuoto dell’esistenza, e come reazione ad esso. La dimensione erotica del nostro essere è una pienezza dolente, fatta proprio per riempire il vuoto che è dentro e anche fuori di noi. Senza l’invasione del vuoto essenziale che corrode la nudità dell’essere e distrugge l’illusione indispensabile all’esistenza, l’amore sarebbe soltanto un facile esercizio, un pretesto piacevole, e non sicuramente una reazione misteriosa a un’agitazione crepuscolare. Il niente che ci circonda soffre la presenza dell’Eros, che è anch’esso ingannevole e cerca di colpire l’esistenza. Di tutto ciò che viene offerto alla sensibilità, l’amore è il meno vuoto, al quale non si può rinunciare senza aprire le braccia al vuoto naturale, comune, eterno. Concentrando in sé un massimo di vita e di morte, l’amore costituisce un’irruzione di intensità nel vuoto.

Avremmo potuto sopportare la sofferenza dell’amore se questo non fosse un’arma contro la decadenza cosmica, contro il marciume immanente?

E saremmo stati in grado di scivolare verso la morte, attraverso incantamenti e sospiri, se non avessimo trovato in esso una forma di essere fino al non essere?

… Il vero contatto fra gli esseri si stabilisce solo con la presenza muta, con l’apparente non-comunicazione, con lo scambio misterioso e senza parole che assomiglia alla preghiera interiore.»

Il pallore ci mostra fino a che punto il corpo può capire l’anima.

PROUST E L’AMORE

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Marcel Proust, fra i grandi scrittori di fine 800 ed inizio 900, è quello che ha maggiormente analizzato l’amore in tutti i suoi aspetti. Nella sua opera principale Alla ricerca del tempo perduto, che consta di 7 volumi, opera un’introspezione fine e psicologica del sentimento amoroso negli uomini. Vi ritroveremo molti dei concetti espressi nel sito.

Di seguito i passaggi più significativi

In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che un nuovo punto di partenza per nuovi desideri.

I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’ illusione di cui vorremmo essere vittime, e, con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli.

L’uomo è l’essere che non puo’ uscire da se’, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente.

Di tutti i modi di produzione dell’amore, di tutti gli agenti di disseminazione del male sacro, uno dei più efficaci è certo questo gran soffio d’ansia che passa a volte su di noi.La sorte è segnata, allora: sarà lui, l’essere della cui compagnia godiamo in quell’istante, sarà lui che ameremo. Non c’è nemmeno bisogno che, prima, ci piacesse più di altri, e nemmeno altrettanto. Occorreva solo che la nostra inclinazione per lui divenisse esclusiva. E tale condizione si realizza quando – nel momento in cui non ne disponiamo – alla ricerca dei piaceri prodigatici dalla sua grazia si sostituisce bruscamente dentro di noi un bisogno ansioso che ha per oggetto quell’essere medesimo, un bisogno assurdo, che le leggi di questo mondo rendono impossibile soddisfare e difficile guarire – il bisogno insensato e doloroso di possederlo.

Quando amiamo, l’amore, troppo grande per poter essere interamente contenuto dentro di noi, s’irradia verso la persona amata, dove incontra una superficie che l’arresta forzandolo a tornare verso il punto di partenza, ed è questo “urto di ritorno”della nostra stessa tenerezza che noi identifichiamo con i sentimenti dell’altro e che c’incanta più che all’andata, giacchè non lo riconosciamo come proveniente da noi stessi

Amare è un maleficio come quelli delle fiabe, contro cui non si puo’ far niente finche’ l’incantesimo non sia passato.

Il tempo che abbiamo quotidianamente a nostra disposizione è elastico: le passioni che sentiamo lo espandono, quelle che ispiriamo lo contraggono; e l’abitudine riempie quello che rimane.

“Che peccato non avervi incontrata qualche settimana prima! Vi avrei amata ; adesso il mio cuore è impegnato. Ma non importa, ci vedremo spesso perchè sono triste per l’altro mio amore e voi mi aiuterete a consolarmi.” Sorridevo fra me, pensando a questa conversazione perchè in quel modo avrei dato ad Andree l’illusione di non amarla veramente. Così non si sarebbe stancata di me e io avrei approfittato con gioia e dolcemente della sua tenerezza. (tratto da Sodoma e Gomorra)

Ahimè, gli occhi frammentati, vaganti lontano e tristi, permetterebbero forse di computare le distanze, ma non indicano le direzioni. Davanti a noi, si apre il campo infinito dei possibili; e se, per avventura, ci si presentasse davanti il reale, esso sarebbe talmente fuori dei possibili che noi, presi da improvviso stordimento, cozzando contro il muro sorto d’improvviso, cadremmo riversi. Il movimento e la fuga, non è indispensabile osservarli; basta indovinarli per induzione. La nostra amica ci aveva promesso una lettera, eravamo tranquilli, amore per lei non ne sentivamo più. Ma ecco che la lettera non arriva, nessun corriere la reca; che cos’è mai accaduto? Rinasce l’ansietà e con essa l’amore. Sono soprattutto esseri consimili a ispirarci l’amore, per la nostra desolazione; perché ogni nuova ansietà che proviamo per causa loro sottrae ai nostri occhi qualcosa della loro personalità. Ci eravamo rassegnati alla sofferenza, nella convinzione che il nostro amore fosse fuori di noi; e ci accorgiamo che il nostro amore esiste in funzione della nostra tristezza, che il nostro amore è forse la nostra tristezza e che il suo oggetto è solo in piccola parte la tal fanciulla dai capelli neri. Tuttavia, a ispirare l’amore sono soprattutto esseri di questa specie. M. Proust, La prigioniera, Einaudi

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

GIBRAN SULL’AMORE, IL MATRIMONIO, LA RAGIONE E LA PASSIONE

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L’AMORE

Allora Almitra disse: parlaci dell’Amore. E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse: Quando l’amore vi chiama, seguitelo. Anche se le sue vie sono dure e scoscese. e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire. E quando vi parla, abbiate fede in lui, Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino. Poiché l’amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà. Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole, Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra. Come covoni di grano vi accoglie in sé. Vi batte finché non sarete spogli. Vi staccia per liberarvi dai gusci. Vi macina per farvi neve. Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli. E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio. Tutto questo compie in voi l’amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita. Ma se per paura cercherete nell’amore unicamente la pace e il piacere, Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall’aia dell’amore, Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime. L’amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso. L’amore non possiede né vorrebbe essere posseduto; Poiché l’amore basta all’amore. Quando amate non dovreste dire: “Ho Dio nel cuore”, ma piuttosto, “Io sono nel cuore di Dio”. E non crediate di guidare l’amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida. L’amore non vuole che compiersi. Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi: Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte. Conoscere la pena di troppa tenerezza. Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d’amore, E sanguinare condiscendenti e gioiosi. Destarsi all’alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d’amore; Riposare nell’ora del meriggio e meditare sull’estasi d’amore; Grati, rincasare la sera; E addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra.

L’amore, come un corso d’acqua, deve essere in continuo movimento, ed è proprio per quello che tu fai con me. Ma che cosa accade alla maggioranza delle coppie? Credono che le acque del fiume scorrano per sempre, e non se ne preoccupano più. Poi arriva l’inverno, e le acque gelano. Solo allora comprendono che niente, in questa vita, è assolutamente garantito.
SUL MATRIMONIO

Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos’è il Matrimonio, maestro ? E lui rispose dicendo: Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre. Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. E insieme nella silenziosa memoria di dio. Ma vi sia spazio nella vostra unione, E tra voi danzino i venti dei cieli. Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore: Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime. Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa. Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane. Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo, Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale. Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro, Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori. E siate uniti, ma non troppo vicini; Le colonne del tempio si ergono distanti, E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

SULLA RAGIONE E SULLA PASSIONE

E ancora la sacerdotessa parlò e disse: Parlaci della Ragione e della Passione. E lui rispose dicendo: La vostra anima è sovente un campo di battaglia dove giudizio e ragione muovono guerra all’avidità e alla passione. Potessi io essere il pacificatore dell’anima vostra, che converte rivalità e discordia in unione e armonia. Ma come potrò, se non sarete voi stessi i pacificatori, anzi gli amanti di ogni vostro elemento ? La ragione e la passione sono il timone e la vela di quel navigante che è l’anima vostra. Se il timone e la vela si spezzano, non potete far altro che, sbandati, andare alla deriva, o arrestarvi nel mezzo del mare. Poiché se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona, e la passione è una fiamma che, incustodita, brucia fino alla sua distruzione. Perciò la vostra anima innalzi la ragione fino alla passione più alta, affinché essa canti, E con la ragione diriga la passione, affinché questa viva in quotidiana resurrezione, e come la fenice sorga dalle proprie ceneri. Vorrei che avidità e giudizio fossero per voi come graditi ospiti nella vostra casa. Certo non onorereste più l’uno dell’altro, perché se hai maggiori attenzioni per uno perdi la fiducia di entrambi. Quando sui colli sedete alla fresca ombra dei pallidi pioppi, condividendo la pace e la serenità dei campi e dei prati lontani, allora vi sussurri il cuore: “Nella ragione riposa Dio”. E quando infuria la tempesta e il vento implacabile scuote la foresta, e lampi e tuoni proclamano la maestà del cielo, allora dite nel cuore con riverente trepidazione: “Nella passione agisce Dio”. E poiché siete un soffio nella sfera di Dio e una foglia nella sua foresta, voi pure riposerete nella ragione e agirete nella passione.

SUL DOLORE

E una donna disse: Parlaci del Dolore. E lui disse: Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza. Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore. E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia; Accogliereste le stagioni del vostro cuore come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi. E veglieresti sereni durante gli inverni del vostro dolore. Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi. E’ la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male. Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio. Poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell’Invisibile, E la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.

 

RIFLESSIONI DI NIETZSCHE

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Nietzsche in alcuni aforismi di “Umano, troppo umano” parla della donna, del suo rapporto con l’uomo e del matrimonio. Di seguito quelli che ritengo maggiormente significativi.

  1. Una specie della gelosia. Le madri sono facilmente gelose degli amici dei loro figli, quando questi conseguono successi particolari. Una madre ama di solito in suo figlio piú sé che il figlio stesso.
  2. Bontà materna. Certe madri hanno bisogno di figli felici, onorati; altre di figli infelici: altrimenti la loro bontà di madri non può manifestarsi.
  3. Amicizia femminile. Le donne possono stringere benissimo amicizia con un uomo; ma per poterla conservare – a tal fine deve ben aiutare una piccola antipatia fisica.
  4. Un elemento dell’amore. In ogni specie di amore femminile viene in luce anche qualcosa dell’amore materno.
  5. L’unità di luogo e il dramma. Se i coniugi non vivessero insieme, i buoni matrimoni sarebbero piú frequenti.
  6. Conseguenze abituali del matrimonio. Ogni rapporto che non eleva abbassa, e viceversa; perciò gli uomini scendono alquanto, quando prendono moglie, mentre le donne vengono alquanto innalzate. Gli uomini troppo spirituali provano in ugual misura bisogno e ripugnanza per il matrimonio, come per una repellente medicina.
  7. Matrimonio di buona durata. Un matrimonio in cui ciascuno dei coniugi vuol raggiungere tramite l’altro uno scopo individuale, si tiene bene insieme, come per esempio quando la moglie vuol diventare celebre per mezzo del marito e il marito popolare per mezzo della moglie.
  8. Natura da Proteo. Per amore le donne diventano veramente tali, quali esse vivono nell’immaginazione degli uomini da cui sono amate.
  9. Amare e possedere. Le donne amano per lo piú un uomo importante in modo da volerlo avere tutto per sé. Volentieri lo metterebbero in clausura se la loro vanità non le dissuadesse: questa vuole che egli appaia importante anche di fronte agli altri.
  10. Prova di un buon matrimonio. Un matrimonio si dimostra buono se sopporta per una volta un’“eccezione”.
  11. Onorabilità e onestà. Quelle ragazze che vogliono procurarsi col solo loro fascino giovanile una sistemazione per tutta la vita e la cui furberia viene ancora piú aizzata da madri smaliziate, vogliono esattamente la stessa cosa delle etère, solo che sono piú intelligenti e piú disoneste di queste ultime.
  12. Maschere. Ci sono donne che, per quanto la si cerchi in loro, non hanno interiorità, sono pure maschere. È da compiangere l’uomo che ha a che fare con tali esseri quasi spettrali, necessariamente insoddisfacenti; ma proprio esse possono eccitare al massimo il desiderio dell’uomo: egli cerca la loro anima – e continua a cercare.
  13. L’intelletto femminile. L’intelletto delle donne si manifesta come perfetta padronanza, presenza di spirito, sfruttamento di tutti i vantaggi. Esse lo trasmettono come loro qualità fondamentale ai loro figli, e il padre vi aggiunge il fondo piú oscuro della volontà. L’influsso del padre determina per cosí dire il ritmo e l’armonia, secondo cui si svolgerà la musica della nuova vita; mentre la melodia di essa proviene dalla donna. – Detto per coloro che sanno trarre profitto da qualcosa: le donne hanno l’intelletto, gli uomini il sentimento e la passione. Ciò non è contraddetto dal fatto che gli uomini giungano in realtà tanto piú lontano con il loro intelletto: essi hanno gli impulsi piú profondi e piú forti; sono questi che portano cosí lontano il loro intelletto, che di per sé è qualcosa di passivo. Spesso le donne si meravigliano segretamente della grande venerazione che gli uomini tributano al loro sentimento. Se gli uomini, nella scelta della loro compagna, cercano soprattutto un essere profondo, pieno di sentimento, e le donne invece un essere intelligente, fornito di presenza di spirito e brillante, si vede in fondo chiaramente come l’uomo cerchi l’uomo idealizzato e la donna la donna idealizzata, ossia non l’integrazione, bensí il perfezionamento dei propri pregi.

[…]

Le donne nell’odio. Nello stato di odio le donne sono piú pericolose degli uomini; innanzitutto perché esse, una volta che il loro sentimento ostile sia suscitato, non sono trattenute da nessun riguardo di equità e lasciano invece crescere indisturbato il loro odio fino alle ultime conseguenze; poi perché sono esercitate a trovare punti deboli (che ogni uomo, ogni partito ha) e a colpire in essi: nella qual cosa il loro intelletto, affilato come un pugnale, rende loro eccellenti servigi (mentre gli uomini alla vista delle ferite si trattengono e divengono spesso magnanimi e concilianti).

  1. Amore. L’idolatria che le donne professano per l’amore è in fondo e in origine un’invenzione dell’accortezza, in quanto con tutte quelle idealizzazioni dell’amore esse accrescono il loro potere e si presentano come sempre piú desiderabili agli occhi degli uomini. Ma con la secolare assuefazione a questa esagerata valutazione dell’amore, è avvenuto che esse sono cadute nella loro stessa rete e hanno dimenticato quell’origine. Oggi esse stesse sono illuse ancor piú degli uomini e soffrono perciò anche di piú per la delusione che quasi necessariamente arriverà nella vita di ogni donna, nella misura in cui essa abbia in genere abbastanza fantasia e intelletto per poter essere illusa e delusa.
  2. Sull’emancipazione delle donne. Possono le donne in genere essere giuste, quando sono cosí abituate ad amare, a sentire subito pro e contro? Perciò, anche, esse si infiammano piú raramente per una causa che per una persona; ma se si infiammano per una causa, ne diventano subito partigiane, sciupando in tal modo l’azione pura e innocente. Cosí un pericolo non piccolo sorge quando vengono loro affidate la politica e certi settori della scienza (per esempio la storia). Giacché: che cosa è piú raro di una donna che sappia veramente che cos’è la scienza? Le migliori nutrono addirittura in seno un segreto disprezzo nei suoi riguardi, come se in qualche modo le fossero superiori. Forse tutto ciò potrà cambiare, ma intanto è cosí.
  3. L’ispirazione nel giudizio delle donne. Quei repentini giudizi sul pro o il contro che le donne sogliono dare, le fulminee illuminazioni dei rapporti personali attraverso le loro prorompenti simpatie e antipatie, insomma, le prove dell’ingiustizia femminile sono state dagli uomini innamorati circondate di un’aureola, come se tutte le donne avessero ispirazioni di saggezza, anche senza il tripode delfico e la corona d’alloro; e le loro sentenze continuano per lungo tempo a essere oggetto di interpretazione e di applicazione, quasi fossero oracoli sibillini. Ma se si considera che si può sempre dire qualcosa a favore come a sfavore di ogni persona e di ogni cosa, che tutte le cose non hanno solo due, ma tre e quattro facce, è difficile, in pratica, con tali improvvisi giudizi, sbagliare del tutto; anzi si potrebbe dire: la natura delle cose è fatta in modo tale, che le donne hanno sempre ragione.
  4. Lo spirito delle donne nella società odierna. Come oggi le donne la pensino sullo spirito degli uomini, lo si indovina dal fatto che esse nella loro arte di adornarsi pensano a tutto fuorché ad accentuare particolarmente lo spirito dei loro tratti o i dettagli spiritosi del loro viso: al contrario nascondono cose simili, e sanno invece darsi, per esempio con una disposizione dei capelli sulla fronte, l’espressione di una viva e bramosa sensualità e materialità, proprio quando posseggono poco di queste qualità. La loro convinzione che nelle donne lo spirito spaventi gli uomini giunge al punto che esse stesse rinnegano volentieri l’acutezza del piú spirituale tra i sensi e si accollano intenzionalmente la reputazione di miopia; in tal modo confidano di rendere gli uomini piú fiduciosi: è come se intorno a loro si diffondesse un dolce, invitante crepuscolo.
  5. Grande e fugace. Ciò che muove alle lacrime colui che guarda è il fanatico sguardo di felicità con cui una bella e giovane donna guarda suo marito. Si prova in tale circostanza tutta la melanconia dell’autunno, tanto per la grandezza, quanto per la fugacità della felicità umana.
  6. Spirito di sacrificio. Molte donne hanno l’intelletto del sacrificio e non sono piú contente della loro vita, se i mariti non le vogliono sacrificare: allora non sanno piú a che cosa appigliarsi con la loro mente e si trasformano improvvisamente da vittime in sacerdoti sacrificanti esse stesse.
  7. Ciò che è non femminile. “Stupido come un uomo” dicono le donne: “vile come una donna” dicono gli uomini. La stupidità è nella donna il non femminile.

274. Il temperamento maschile e femminile e la mortalità. Che il sesso maschile abbia un temperamento peggiore del sesso femminile, risulta anche da ciò, che i bambini sono piú esposti alla mortalità delle bambine, evidentemente perché essi piú facilmente “escono dai gangheri”: la loro selvatichezza e incompatibilità peggiora facilmente tutti i mali fino a renderli mortali.