I TRE VOLTI DELL’AMORE: ANTEROS, HIMEROS E PHOTOS

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“Mi sembra sia simile agli dei quell’uomo che di fronte a te siede e da vicino ti ascolta parlare dolcemente e ridere così da eccitare il desiderio, e ciò a me turba il cuore nel petto: infatti, quando appena ti vedo, allora non mi è più possibile parlare, ma la lingua si spezza, e sottile un fuoco scorre subito sotto la pelle, e nulla cogli occhi vedo, e rombano le orecchie, e freddo sudore si effonde, e un tremito mi prende tutta, e sono più verde dell’erba, e mi sembro poco lontana dall’esser morta…” (fr. 31 V. Saffo)

 

Per gli antichi greci l’amore (Eros) aveva 3 volti.

Anteros è l’amore corrisposto. Fratello di Eros erano inseparabili; racconta la leggenda che un giorno Afrodite si lamentò con la Dea Temi del fatto che il piccolo Eros non crescesse,così la saggia Temi le rispose che Eros non sarebbe mai cresciuto finché non avesse avuto l’amore di un fratello. Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme,ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava fanciullo. Questo grazioso mito insegna che l’amore (Eros) per crescere ha bisogno di essere corrisposto (Anteros).

Himeros è la passione del momento, il desiderio fisico presente ed immediato che chiede di essere soddisfatto.

Photos è il desiderio verso cui tendiamo, ciò che sogniamo. Photos, come volto di una dimensione amorosa, nostalgica, irrangiungibile è quell’amore idealizzato che si esplica nel soffire e nel cercare l’anima gemella.

Riunificando i tre volti dell’amore, si può dire che Anteros e Himeros , vivono nel presente, mentre Photos, vive nel passato o nel futuro.

Se volessimo trasporre il tutto nel campo delle problematiche e dipendenze affettive potremmo dire che quest’ultime si nutrono della presenza di Photos

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

LE TIPOLOGIE D’AMORE SECONDO BERGMANN

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«La fine dell’amore porta con sé un aumento della rabbia e dell’aggressività dirette ora contro l’amante che li ha abbandonati, ora contro il Sé. Si ha l’impressione che in precedenza l’odio fosse trattenuto dall’amore, ma che ora le chiuse dell’odio e della depressione minaccino di schiacciare la persona colpita dal lutto». Martin S. Bergmann “Anatomia dell’ amore” (Einaudi, Torino, 1992)

 

Lo psicoanalista americano Martin S. Bergmann ha classificato le modalita’ di amare nel suo libro “Anatomia dell’ amore” (Einaudi, Torino, 1992), distinguendone ben quindici tipologie.

Le principali tipologie d’ amore individuate da Bergmann sono:

INFATUAZIONE. E una passione spropositata e irragionevole, che e’ caratterizzata dall’ immediato abbandono di tutti i legami precedenti e dal fatto che diventa presto una passione assolutamente esclusiva. Ma e’ un vero fuoco di paglia, e la sua fine e’ tanto repentina quanto improvviso e violento e’ stato il suo inizio.

TRIANGOLO D’ AMORE. Per sua natura l’ amore sarebbe portato a restare confinato nella coppia, ma chi e’ uomo di mondo sa che questa sembra destinata a diventare piu’ l’ eccezione che la regola. Effettivamente molte persone riescono ad amare soltanto all’ interno del classico triangolo, altrimenti si sentono soffocate. Secondo la psicoanalisi la capacita’ di amare unicamente in un rapporto triangolare indica il persistere di problemi legati alla fase edipica dello sviluppo.

AMORE CONFLITTUALE. E un’ altra varieta’ che caratterizza le persone alle quali la coppia va decisamente stretta. Questo tipo di amore si distingue per la presenza del bisogno di oggetti d’ amore supplementari, oltre a quello, per cosi’ dire, istituzionale. Gli psicoanalisti ritengono che nell’ infanzia delle persone che provano questo tipo di bisogno ci siano stati molti oggetti d’ amore diversi (per esempio varie bambinaie).

SESSUALITA SENZA AMORE. Ci sono rapporti basati su un’ intensa relazione sessuale senza che si sviluppino concomitanti sentimenti d’ amore. Sembra che una delle principali differenze rispetto ai veri rapporti d’ amore sia nel fatto che in questi ultimi le persone regrediscono un po’ verso l’ infanzia, in sostanza son piu’ capaci di giocare, mentre nel rapporto puramente sessuale i due partner restano sempre a livello adulto.

AMORE MASOCHISTICO. “L’ amore e’ una nebbia formata col vapore dei sospiri” scriveva Shakespeare, a voler sottolineare come la sofferenza sia una parte integrante del godimento che proviene dall’ amore. In questo senso l’ amore masochistico deve essere considerato, quindi, soltanto un’ esagerazione di quel sentimento di dedizione totale che si prova sempre durante l’ innamoramento.

AMORE DI PIGMALIONE. Descritto per la prima volta dal poeta latino Ovidio, questo tipo di amore ha come sua principale caratteristica una forte valenza pedagogica. Chi ama sente il bisogno di istruire l’ altro, e ogni circostanza e’ buona, per modellarlo a proprio piacimento. “L’ amore di Pigmalione spesso porta a rapporti felici e duraturi . afferma Bergmann . ma corre gravi rischi quando l’ allievo vuole l’ uguaglianza e intende asserire la propria individualita’ “.

AMORE INIBITO NELLA META. E una forma di amore che frequentemente fa da musa ispiratrice per gli artisti, come nel caso di Dante che certo provo’ tale sentimento nei confronti di Beatrice. La meta inibita, ovviamente, e’ la sessualita’ , che in tale forma di amore e’ totalmente assente. E quando viene a mancare in tal modo anche ogni forma di gelosia, praticamente si sfocia nell’ amicizia.

GLI AMOREDIPENDENTI. Cosi’ Bergmann descrive questo tipo di persone che furono individuate dallo psicoanalista Otto Fenichel: “Hanno bisogno d’ amore come altri del cibo o della droga. Sebbene abbiano una limitata capacita’ di amare hanno un terribile bisogno di essere amati. In genere gli amoredipendenti si attaccano a una persona che considerano insoddisfacente. Sono furiosi e infelici, ma non riescono a liberarsi del partner frustrante. Per Fenichel gli amoredipendenti sono nevrotici con un carattere determinato da una fissazione del tutto particolare. Tormentano in continuazione il partner per avere piu’ amore e di solito non fanno altro che ottenere il risultato opposto”.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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DIFFERENZE FRA AMICIZIA ED AMORE

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Per delineare le differenze fra un’amicizia ed un amore riporto le riflessioni di Jean de la Bruyère (1645-1696) tratte dal suo libro I caratteri. Seppur scritte nel lontano 1688 sono ancora oggi attuali e significativi.

Dott. Roberto Cavaliere

 

L’amicizia fra persone di sesso diverso può durare, mantenenendosi anche immune da qualsiasi indelicatezza. La donna tuttavia considera sempre l’uomo come un uomo; e analogamente l’uomo considera la donna come una donna. Questa relazione non è né passione, ne pura amicizia: costituisce una categoria a sé.

L’amore nasce improvviso, senza riflessione alcuna, per istinto o fragilità: un bel lineamento ci conquista, ci determina. L’amicizia, invece, si forma a poco a poco, col tempo, con la frequentazione, con un lungo scambio.

Quanta intelligenza, quanta bontà di cuore, quanto attaccamento, quanti servigi e quanta compiacenza , fra amici, per fare in parecchi anni ben meno di quanto ottenga talvolta in un istante un bel viso o una bella mano !

Il tempo, che rafforza le amicizie, indebolisce l’amore.

Finché dura, l’amore si alimenta di se stesso, e talvolta di cose che sembrano doverlo spegnere: capricci, crudezze, lontananza, gelosia. L’amicizia invece ha bisogno d’aiuto: si esaurisce per mancanza di attenzioni, di fiducia e di compiacenza.

E’ più comune vedere un amore estremo che una perfetta amicizia.

Amore e amicizia si escludono vicendevolmente.

Chi ha vissuto un grande amore, trascura l’amicizia; e chi s’è consumato nell’amicizia, non ha fatto ancor nulla per l’amore.

Nulla è più simile a una viva amicizia di quei legami che l’interesse del nostro amore ci fa coltivare.

In amore, per permalosi che si sia, si perdonano più colpe che nell’amicizia.

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L’amore è come un roseto selvaggio,
l’amicizia come un agrifoglio.
L’agrifoglio è chiuso quando il roseto fiorisce
ma quale dei due sboccerà più volte?

Il roseto è dolce in primavera,

i suoi boccioli estivi profumano l’aria;

ma aspetta che l’inverno venga ancora

chi loderà la bellezza del rovo?

Allora disprezza il roseto adesso
e copriti con lo splendore dell’agrifoglio,
così quando dicembre avvizzirà le tue ciglia
lui potrà ancora lasciarti una ghirlanda verde.

Emily Bronte

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Riflessione di Gibran

Il vostro amico è la vostra esigenza soddisfatta.
E’ il campo che seminate con più amore e che mietete con riconoscenza.
E’ la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché da lui vi recate per la vostra fame, è lui che ricercate per la vostra pace.
Quando l’amico vi apre la sua mente, non abbiate timore di dire “no” nella vostra propria mente, né trattenere il vostro “sì”.
E quando egli tace, il vostro cuore non smette di ascoltare il suo cuore:
Poiché, nell’amicizia, pensieri, desideri, attese, tutto nasce ed è condiviso senza parole, con una gioia priva di plauso.
Se vi separate dall’amico, non rattristatevi;
Poiché ciò che maggiormente amate in lui può meglio risplendere nell’assenza, così come una vetta appare allo scalatore più chiara dalla pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro proposito che l’approfondimento dell’animo.
Poiché l’amore che cerca, che non sia lo schiudersi del suo proprio mistero, non è amore ma una rete lanciata a caso: nella quale si afferra solo ciò che è vano.
E sia per l’amico la parte migliore di voi.
Se egli dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche il flusso.
Poiché quale amico è questo vostro che dobbiate cercarlo in un tempo in cui si uccide?
Cercatelo sempre in un tempo in cui si vive.
Poiché a lui tocca colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E nella dolcezza dell’amicizia fate che vi siano il riso e la partecipazione ai piaceri.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore scopre il suo mattino e ne è ristorato…

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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IL PRINCIPIO D’INDIFFERENZA IN AMORE

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Il principio d’indifferenza è stato elaborato dall’economista J.M.Keynes e può essere sintetizzato così: se non abbiamo valide ragioni per supporre che qualcosa sia vero o falso, possiamo assegnare pari probabilità ad entrambe . Questo principio ha trovato applicazione in diversi campi, oltre l’economia, la scienza, la statistica, la filosofia ed anche la psicologia.

Vediamo se è possibile applicarlo anche nel campo delle problematiche affettive.

Una persona non sa se credere o meno al proprio partner e non ha valide informazioni per propendere per un ipotesi o un altra. Può essere una promessa di matrimonio, una dichiarazione d’amore, il dichiarare di non aver tradito o qualsiasi altra problematica. Può essere vero quello che afferma; può essere falso. E’ identico al lancio di una monetina: le probabilità sono pari.

Ma quali sono le possibile conseguenze.

  • Supponiamo che accettiate per vero quanto vi viene dichiarato. Se l’altro è nel falso, non guadagnate nulla, ma se è nel vero godrete appieno della serenità e della felicità che derivano dall’aver dato fiducia.
  • Supponiamo che rigettiate quanto vi viene dichiarato. Se l’altra persona è nel falso non perdete nulla. Ma se l’altro è nel vero, avete perso una possibilità di essere sereni felici col vostro partner.

Ritengo che bisogna sempre valutare qual è la posta in gioco. Più essa è alta più vale la pena scommettere sul fatto che le dichiarazioni dell’altro siano veritiere.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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IL CUORE SACRO

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“….la signora era solita dire che ciascuno di noi ha dentro di se’ due cuori, uno e’ un cuore sacro, ma e’ occultato dall’altro, che lo nasconde, fino a che non veniamo in contatto con il nostro cuore sacro…..allora noi possiamo veramente sentire il cuore sacro che e’ dentro di noi…”

dal film “Cuore Sacro” di Ozptek

 

Uso la metafora del film di Ozptek ad indicare come in ognuno di noi siano presenti due cuori: uno che ama o può amare in maniera sana e l’altro che è quello che generalmente manifestiamo nelle relazioni affettive, quello che mendica amore. Distinzione che rimanda a quella in psicologia fra vero sè e falso sè.

Come nel film di Ozpetek, quando scopriamo il cuore sacro che è presente in noi non mendichiamo più amore ed entriamo in relazione coll’altro in maniera sana, ‘sacra’.

Ma come fare per entrare in contatto col nostro cuore sacro ? Per rispondere a questa domanda bisogna ritornare ai nostri copioni affettivi passati. Solo un affetto o un amore disinteressato (da un familiare o da un partner) può permetterci d’entrare in contatto col nostro cuore sacro. Quest’ultimo necessita di un amore che lo riporti alla luce.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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IL LIMERENT O ULTRAATTACCAMENTO

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Il concetto di Limerence (in italiano ultrattaccamento) è stato elaborato dalla psicologa Dorothy Tennov in seguito ad uno studio scientifico sull’amore romantico. Questa psicologa ha intervistato oltre 500 soggetti sul concetto di amore. In seguito a tale ricerca Tennov ha coniato nel 1977 il termine “limerence„ pubblicandolo in Love and Limerence: The Experience of Being in Love.

Con tale termine la Tennov descrive lo stadio finale, quasi ossessivo dell’amore romantico. La Limerence è uno stato cognitivo ed emozionale caratterizzato da intenso desiderio per un’altra persona. Il termine limerence si riferisce spesso a voler intendere lo stato di una persona che esprime, preoccupazione per la persona amata, e, come mostrano recenti ricerche sulla neurochimica, uno stato mentale simile a un disturbo ossessivo-compulsivo. La Limerence sarebbe, infatti, lo stato ossessivo, l’idealizzazione irrazionale e l’intenso desiderio di essere ricambiati. Gli individui colpiti da Limerence sono costantemente attratti da partner sbagliati, soffrono amori non corrisposti e sono incapaci di imparare dalle loro esperienze. Ne deriva un senso di angoscia emotiva e un grave senso d’inutilità che accompagna la persona nel corso della vita. A tal riguardo tale stato può durare mesi, anni o anche tutta una vita, anche in un’assenza totale di reciprocità della persona amata. Inoltre in amore affetto e tenerezza esistono solo come disposizioni verso un’altra persona, a prescindere dal fatto che questi sentimenti siano ricambiati, laddove invece la limerence richiede che lo siano. Il contatto fisico con l’oggetto amato non è né essenziale né sufficiente a chi stia facendo esperienza di limerence, a differenza di chi prova un’attrazione sessuale.

Nello stato iniziale dell’innamoramento definito in inglese New Relationship Energy (NRE) si avvantaggia di una comunicazione aperta e di una consapevole mutualità di sentimenti ed è generalmente vista come una positiva esperienza di legame, mentre la limerence può disperdersi una volta che si sia stabilita una reciprocità, ed è caratterizzata da incertezza e ansietà.

Le principali caratteristiche del limerence sono:

  • Pensiero ossessivo e intrusivo sulla persona amata (detto limerent).
  • Timore del rifiuto
  • Speranza nel conquistare prima o poi l’altro
  • Manifestazioni fisiologiche del limerent (stati ansiosi, tachicardia e altro)
  • Intensificazione dell’attaccamento nelle avversità.
  • Attenzione selettiva a qualsiasi azione, pensiero, o circostanza che può essere interpretata favorevolmente come sentimento ricambiato da parte della persona amata.
  • Capacità d’ inventare o trovare spiegazioni logiche favorevoli ad azioni, pensieri e circostanze del tutto neutre in tal senso, della persona amata.

Pensiero ossessivo e intrusivo

Durante il limerence, i pensieri dell’oggetto limerent sono sia persistenti, che involontari che intrusivi. Limerence è in primo luogo un’ossessione che porta anche a vere e proprie fantasie sulla vita con la persona amata una volta conquistata . Inoltre tali fantasie si spingono anche a pensieri estremi quali il salvare la persona amata da una situazione di pericolo di vita o la persona amata che dichiara il proprio amore solo in punto di morte. Tutto questo prende vita particolarmente nei sogni, anche quelli a occhi aperti, che rappresentano una vera e propria fuga dalla realtà.

Timore del rifiuto e Speranza

Nel limerence si vive costantemente colla paura di un atto concreto di rifiuto che non lascia nessuna speranza. Speranza che è sempre presente in questa forma d’attaccamento che è alimentata dall’incertezza. Quest’ultima da una parte aumenta il dolore ma d’altra parte aumenta desiderio e speranza. Come accennato in precedenza, la speranza nel limerence porta a vedere solo i pensieri e le azioni dell’amato che confermano il desiderio di essere ricambiati, tralasciando tutto ciò che non va in tale direzione. Secondo gli studi, il limerence dura circa tre anni in media, ma può anche durare molto di più fino ad arrivare a coprire un’intera vita nei casi più patologici.

Tipologie di relazioni limerent

Abbiamo due tipologie di relazioni limerent:

Legame di Limerent-Nonlimerent: definisce le relazioni in cui uno dei due è limerent. Secondo la Tennov la maggioranza delle relazioni s’inquadra in questa tipologia e durano abbastanza a lungo.

Legame di Limerent-Limerent: definisce le relazioni in cui entrambi sono limerent. Per la Tennov questo tipo di relazione è breve.

La Tennov è del parere che le relazioni Limerent-Nonlimerent sono più forti e sicure se la donna è limerent e l’uomo è nonlimerent, perché l’uomo che è più limerent renderebbe la donna più incline ad abbandonarlo .

 

Dott. Roberto Cavaliere

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L’AMORE MATURO (ERICH FROMM)

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L’amore maturo è una unione che mantiene intera la propria identità: il vero amore fa sì che due esseri diventino “uno” rimanendo “due”.

Spesso non è così. Infatti si creano situazioni di “simbiosi” (cioè in cui uno vive dell’altro) che ingenerano o situazioni di “dominio” o di “sudditanza”, in cui quello che appare “forte” ha bisogno del “debole” per darsi una identità e viceversa (in termine tecnico si indicano come simbiosi sadiche e masochiste).

Invece l’amore non vive dell’altro (cioè lo “succhio” per nutrimene) bensì vive per l’altro: si dona all’altro. In altre parole non è un’esperienza “passiva” ma un’esperienza “attiva”.

L’amore perciò si può definire come una attività interiore dell’uomo, cioè che “produce” e non è “prodotta”. L’amore è perciò libero e “realizza” la relazione. Questo la differenzia dalle passioni in cui la persona è “vittima” di una pressione esterna che la causa (“prodotta” appunto) che invece “consuma” la relazione.

Quindi l’amore maturo si può definire anche come: orientamento della persona verso il mondo dove l’uomo non “consuma” ma “realizza” dei rapporti.

Qual è lo strumento “produttivo” della persona?

Il “dare”.

Purtroppo il “dare” è un concetto che è stato caricato di sfumature ambigue da cui è necessario liberarsi. Il dare non è “cedere” o “privarsi” o “sacrificarsi”. Queste sono visioni infantili e immature di chi non ha ancora raggiunto una certa armonia con la propria interiorità: ci si comporta ancora in maniera passiva nei confronti della realtà.

Invece dare è la più alta espressione di potenza e di libertà dell’uomo. Nello stesso atto del dare io provo la mia forza e il mio potere su me stesso e sulla realtà. E questa percezione di vitalità mi riempie di gioia. Quindi c’è veramente più gioia nel dare che nel ricevere non perché è una privazione o un sacrificio, ma perché in quell’atto mi sento vivo, sono me stesso. Infatti chi dà in realtà non dà cose ma sé stesso. E anche nelle cose da sé stesso. Chi ama dà la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, magari la propria tristezza, comunque manifestazioni di ciò che è vitale in lui.

Se l’amore si esprime così allora “produce” la relazione e genera reciprocità: “dare” significa fare anche dell’altra persona un essere che dà ed entrambi dividono la gioia di sentirsi vivi. Quindi l’amore maturo è una forza che produce amore.

Ma come si esprime il dare?

In quattro modi fondamentali:

premura, responsabilità, rispetto, conoscenza.

Sono virtù che fanno parte della personalità matura, cioè che ha superato i sogni narcisistici di onnipotenza ed ha acquistato l’umiltà dalla sua capacità di sentirsi vivo.

Premura

E’ l’interesse attivo per la vita e la crescita di ciò che amiamo. Una mamma che dice di amare il proprio pargolo ma si dimentica di dargli da mangiare ha un ben povero amore.

Responsabilità

E’ la risposta al bisogno espresso o inespresso di un altro: chi ama “risponde” perché la vita dell’altro lo riguarda.

Rispetto

La responsabilità da sola può sfociare in “dominio” ma chi ama rispetta. Non è timore ma vedere la persona come è (respicere = guardare) perciò desiderare che cresca e si sviluppi per ciò che è. Il rispetto però è possibile se io ho raggiunto l’indipendenza e l’autonomia, cioè se so stare in piedi da solo senza il bisogno di quella gruccia che il dominare su o dipendere da qualcuno.

Conoscenza

Come posso rispettare ciò che non conosco? Molti sono i gradi della conoscenza ma l’amore non è mai superficiale. Oltrepassare il limite della superficialità è possibile solo sono se riesco ad “annullarmi” di fronte all’altro per non filtrarlo attraverso i miei schemi e pregiudizi per vederlo come veramente è.

L’amore maturo.

da “L’arte di amare” di Erich Fromm

LE QUATTRO FASI DELL’AMORE

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” L’amore nella vita vive quattro fasi, l’una evolve nell’altra e vi si somma, fino alla maturità piena.
Nella prima fase il bambino dice: “Io amo me”. L’ego è il centro del mondo. Poi, scopre piano piano gli altri e dice: “Io amo me in te; mi riconosco in te”. Ma è come l’amore verso la madre che lo alimenta, lo protegge, lo ama, significa quindi “Ti voglio bene perché sei mia”. 
Nell’adolescenza: “Mi piace come sei e quello che fai, quindi ti amo”. Fino a che fai quel che mi piace io ti amo. 
L’amore maturo dice: “Ti amo perché mi curo di te, il tuo benessere è il mio, mi spendo per te”
Erik Erikson
“Si può dire che l’amore è dapprima illusione, poi delusione, poi dedizione.
Ogni suo momento è necessario, è un passo che procede.
E’ impossibile in un tempo vedere il successivo, ma solo rivivere i precedenti.
Si passa dal primo al secondo per l’opera degli anni, il peso delle cose, i limiti e gli errori delle persone.
Si passa dal secondo al terzo per un cammino di saggezza e per un supplemento spirituale profondo di misericordia e di pazienza, che libera dalle preoccupazioni di se’ e da’ la precedenza all’altro.
Solo al termine del cammino l’amore è maturo, libero, indipendente, creativo.
Nel primo tempo si vive la felicità di avere, nel secondo il dolore di perdere, nel terzo la gioia di dare. Sempre se non si abbandona il cammino…”
Erik  Erikson
Psicologo, Psicoterapeuta in Milano, Roma, Napoli e Salerno

IL RICORDO IN AMORE

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Il ricordo ama giocare a nascondino come i bambini. Si rintana. E’ incline all’adulazione e gli piace abbellire, spesso senza necessità. Contraddice la memoria, che si comporta con pedanteria e vuole avere litigiosamente ragione.

Se viene molestato con domande, il ricordo assomiglia ad una cipolla che vorrebbe essere sbucciata perché, carattere dopo carattere, sotto la prima tunica, ancora secca e cricchiante, si trova la successiva che, appena staccata, ne libera una terza, umida, sotto alla quale una quarta, una quinta attendono e bisbigliano. E tutte quelle successive trasudano parole troppo a lunghe evitate, anche disegni e ghirigori, quasi che qualcuno, volendo fare il misterioso fin da giovane, quando la cipolla era ancora in germoglio, avesse cercato di codificare se stesso.

Già si risveglia l’ambizione: questi scarabocchi devono essere decifrati, quel codice forzato. Già viene confutato ciò che di volta in volta vuole avere fondamento di verità, perché spesso la bugia o la sua sorellina minore, la voglia di barare, costituisce la parte più inalterabile del ricordo; messa sulla carta suona credibile e ostenta particolari che dovrebbero avere l’esattezza di una fotografia in assenza di vento…

La cipolla ha molte pelli. Se ne parla al plurale. Appena sbucciata si rinnova. Tagliata butta lacrime. Solo quando la si sbuccia dice la verità

…Il tempo deposita strato dopo strato. Quello che ricopre è visibile tutt’al più attraverso le fessure, attraverso una fenditura temporale che si allarga solo a fatica.

Gunter Grass, Sbucciando la cipolla, Einaudi

Bisogna cominciare a perdere la memoria , anche solo ogni tanto , per comprendere che la memoria è ciò che riempie la nostra vita .La vita senza memoria non è vita .

La nostra memoria è la nostra coerenza , la nostra ragione ,il nostro sentimento , persino la nostra azione . Senza di lei non siamo niente. Luis Bunuel

“Quando si parla dell’amore per il passato, bisogna fare attenzione: si tratta dell’amore per la vita; la vita è molto più al passato che al presente. Il presente è un momento sempre breve,anche quando la sua pienezza lo fa sembrare eterno.

Quando si ama la vita, si ama il passato perché esso è il presente qual è sopravvissuto nella memoria umana. Il che non vuol dire che il passato sia un’età d’oro: esattamente come il presente, è al tempo stesso atroce, splendido, o brutale, o semplicemente qualunque.” (Marguerite Yourcenar – Ad occhi aperti)

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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SEHNSCUCHT: LA RICERCA DELL’IRRAGGIUNGIBILE

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Hai tante cose dentro di te e la più nobile di tutte, il senso della felicità. 
Ma non aspettarti la vita da un uomo. 
Per questo tante donne s’ingannano. 
Aspettala da te stessa. 
Non sarai mai felice se continui a cercare in che cosa consista la felicità. 
Non vivrai mai se stai cercando il significato della vita. 
Come rimedio alla vita di società suggerirei la grande città. 
Ai giorni nostri, è l’unico deserto alla portata dei nostri mezzi. 
Non conosco che un solo dovere: quello di amare. 
Nel bel mezzo dell’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate.

Albert Camus

 

Sehnsucht è una parola tedesca, non traducibile in italiano, che esprime un concetto della cultura romantica ad indicare l’anelito verso qualcosa di irraggiungibile. Il termine fù introdotto dai fratelli Schlegel che lo usarono per delineare una particolare sensibilità particolare della psicologia romantica . Questa sensibilità è intesa come uno stato d’animo eccessivo o perenne di impressionabilità, di irritabilità e di reattività. Potrebbe avere analogie col concetto di nostalgia, ma mentre la nostalgia è il desiderio di riappropriarsi del passato, spesso legato ad oggetti precisi, la Sehnsucht è la ricerca di qualcosa di indefinito nel futuro. Più precisamente, si potrebbe tradurre il termine Sehnsucht con “desiderio del desiderio”: deriva infatti dai termini das Sehnen , il desiderio ardente, e die Sucht , la dipendenza. Letteralmente quindi, Sehnsucht potrebbe essere tradotto come dipendenza dal desiderio, ovvero il costante anelito che porta l’Uomo a non accontentarsi mai di ciò che raggiunge o possiede, ma lo spinge sempre verso nuovi traguardi, trasformando il sentimento in una forza distruttiva e autodistruttiva.

Il termine tedesco SEHNSUCHT ha quindi il compito di indicare quella tendenza a sognare e a fantasticare e quello stato d’essere perennemente inquieto e scontento della realtà, proteso alla vita del sentimento, della fantasia e del sogno che all’inizio del XIX° secolo si era particolarmente accentuato nello spirito dell’uomo.

Lo scrittore C.S. Lewis da un ulteriore descrizione di tale concetto descrivendo la Sehnsucht come “l’inconsolabile desiderio” nel cuore dell’Uomo “per non si sa che cosa”.

In questa sede prendo a prestito tale termine ad indicare la ricerca da parte di taluni di una amore pieno ed assoluto da parte del potenziale o proprio partnert, che quest’ultimo non potrà mai dare, perché come qualsiasi essere umano, ha i propri limiti. Conseguentemente il desiderio ardente di tale assolutezza è destinato a rimanere insoddisfatto. Come afferma De Rougemont: “E’ cercare l’infinito in un essere finito”.

Invito a leggere la discussione tratta dal forum sul concetto che troverete pubblicata di seguito

Dott. Roberto Cavaliere

 

DISCUSSIONE TRATTA DAL FORUM

MAAB Novalis la chiamava Sehnsucht..la malatia della ricerca inesausta di qualcosa di eternamente irraggiungibile..la tensione continua dello spirito verso un’ideale che si allontana ogni volta che sei quasi arrivato a toccarlo….tipico di un’anima lacerata…ci strugge e ci distrugge la voglia di raggiungere un ideale di amore che forse nn esiste..e man mano che si cresce quella favola che ci avevano raccontato da piccoli si trasforma in un tabulato di dati sconfortevoli, con un conto finale dove c’è scritto ogni volta” fai i conti con te stesso”.

A 33 anni..giro di boa..mi chiedo se questa tensione, questo desiderio di desiderare qualcosa che nn esiste (forse) nn sia destinata a restare tale per tutta la vita!

Chiedetevi, cari lettori per caso o per scelta, ma nn sarà che spesso più che amare chi abbiamo di fronte, nn gli mettiamo addosso un abito da noi cucito, così che quella persona possa essere esattamente come NOI l’abbiamo anelata? proiettiamo in quella persona tutto il sogno, ci perdiamo in esso..

e poi..chiaro nn abbiamo considerato che forse quell’abito nn gli appartiene affatto! Restare individui nella coppia….due universi a parte che si sfiorano per condividere e poi ritornano in se stessi! C’è qualcuno che ha un manuale di istruzione? A chi dice di nn chiedersi i perchè

di ciò che ci succede..come fa una mente, per la quale la ricerca inesausta è necessaria alla sua esistenza, a smettere di domandare??

 

CIPA 73Il dramma degli uomini è,secondo i filosofi, l’aspirazione all’infinito irragiungibile in virtù della nostra finitezza. Quando si proietta sull’altro un ideale che esiste solo nella nostra testa si perde il senso della realtà e si carica di aspettative impossibili il rapporto sentimentale.

Posso risponderti alla luce della mia esperienza che è poco”magico” restare con i piedi per terra. Ma credo che sia la sola strada per un rapporto sano.

Non può un partner essere la risposta ai nostri dilemmi esistenziali. Le risposte sono dentro ognuno di noi.

 

MAAB Quanto è pietrosa la strada da percorrere verso noi stessi..già, cipa, con i piedi per terra..ma perchè rinunciare a rivolgere la testa verso il cielo?

e quanto è bella la magia dei frammenti d’amore?? A volte ho la sensazione che per quanta vita ho dentro potrei bastare a me stessa..però poi sento la necessità e l’urgenza entusiastica di condividere e mostrare alla gente la mia magia! Meditate, gente, meditate!

 

CIPA73 Ognuno ha dentro un universo inesplorato da condividere con gli altri. Spesso mi è capitato di passare per “strana” quando con entusiasmo comunicavo agli altri,compreso il mio ex,le mie osservazioni, le mie riflessioni, il mio disperato tentativo di trovare la chiave d’accesso all’infinito. Mi definiva cervellotica. Di recente ho ritrovato la fede,lo slancio mistico verso il trascendente. Una risposta spirituale all’umana disperazione…

 

HARRY 2003 X maab

Cara amica del tavoliere, le tue riflessioni sul SEHNSUCHT, le trovo molto appropriate invece, anche se non di facile digestione. M metto in primis, che con i miei studi rivolti più alla matematica piuttosto che alla filosofia, mi rendo conto quanto difficili possano essere le valutazioni da fare.

Ad ogni modo se si pensa a ciò che significa quella parola, SEHNSUCHT, ci potrebbero venire i brividi lungo la schiena, allora perchè viviamo a fare, se ci poniamo obiettivi irragiungibili, se una volta raggiunta la vetta, ci accorgiamo che davanti a noi ce n’è una ancor più grande, da superare, e via così. Non so dare una definizione razionale a tutto ciò, ma forse è proprio perchè voglio trovare il razionale in ogni cosa e non capisco il linguaggio di NOVALIS, che oltre che matematico (pure lui) era anche filosofo, e se non sbaglio è stato anche uno dei fondatori del cosiddetto Romanticismo.

Non sono preparato sul tema, ma posso dare la mia umile interpretazione, che credo sia un pò il filo conduttore del forum; dici che forse abbiamo fatto un errore di valutazione, attribuendo ai nostri ex compagni un valore che volevamo vedere noi, potrei essere d’accordo, ma, e questa è la mia personalissima visione, prima di tutto ci si piace, poi ci si frequenta, poi si comincia a condividere un pò delle nostre vita, se ad un dato momento ci si accorge che non era proprio quello che volevamo, che si deve fare? continuare per quella strada e immolarci per la scelta che è stata fatta, oppure salutarsi e andare ognuno per la propria strada? Forse ho dato una visione troppo semplicistica, ne sono al corrente, non era mio intento dare delle soluzioni, solo una riflessione!!!! Ciao e complimenti

 

ELEGYS Il desiderio del desiderio, l’anelito all’infinito, all’intraducibile, l’idea della perfezione. Credo sia un meraviglioso volo verso l’alto, in perpendicolare sopra se stessi.

Per me è la voglia divampante di continuare a vivere, di superare il tempo e lo spazio, è una proiezione al di sopra del cielo, alla ricerca di un indescrivibile sentire, di immobilità, di trascendenza.

Questa idea luminosa e accecante, è ciò da cui si può trarre energia, passione, bellezza e forza, ed è anche ciò che genera “dipendenza” a mio parere, come “il demone creativo che si trasforma in amante demonio” (tanto per citare un libro che sto leggendo).

La tragicità del pensiero della fine, della carne e del tempo che passa, dell’impossibilità di continuare, la responsabilità di decidere chi e cosa scegliere: questi pensieri sono quelli che sciolgono dall’immobilità della “sehnsucht”.Un sorriso, Elegys

 

MELANIA2 maab,sei incredibile sai che da grande sostenitrice della forza della mente e del pensiero,sto diventando grande sostenitrice della forza del cuore e dell’istinto?

sarebbe opportuno,a volte ,invece di andare in su’,verso la testa ,la mente,l’infinito,che lo dice pure la parola,senza fine ,senza limiti o traguardi;provare ad andare giu’,verso il cuore,verso la terra. se tu premi sulla terra ti rimanda energia,non sprofondi,hai una sorta di rimbalzo,se invece vai verso il cielo,fluttui senza sosta ne riposo.

provare a tornare alle origini,l’acqua,la terra senza farsi tanti condizionamenti. ritrovare le piccole cose che ci fanno star bene,toccare con mano quello che gia’ c’è. toccarlo con il cuore,non con la mente.

siamo nati in natura,non in un ipermercato,dove tutto è condizionato dalla vendita del prodotto,dove tutto è ben messo,dove il prodotto che devi vendere di piu’ in quel momente, è messo alla giusta altezza.

prova a ritornare,alle cose semplici,ai luoghi comuni,apprezza questa maab,che è semplicemente una donna,e tale si deve riconoscere.

se riesci, guarda oltre cio’ che ti sembra di vedere. oltre non significa guardare lontano,ma vedere quello che veramente c’è. un abbraccio forte

 

YANA Ciao, mi sono piaciute le riflessioni e le domande che poni Maab.

Secondo me bisogna distinguere due livelli in questa tendenza alla ricerca di infinitezza.

Uno è “sano”, ed è quello che ricorda Cipa quando parla del “dramma degli uomini” spesso descritto dai filosofi. Credo che questa tendenza sia, come la paura e le altre emozioni e fragilità umane, una caratteristica del genere umano e che in una certa misura sia inevitabile, proprio perchè, secondo me, non è tanto una conseguenza di qualche trauma specifico, ma è implicita nelle fattezze dell’uomo: ne è una sua caratteristica intrinseca, per via della struttura del suo pensiero e di molto altro. Quindi più che sana, la chiamerei una caratteristica “normale”.

L’altro livello è quello patologico, o insano, o distruttivo, che, per vari motivi, è portato all’eccesso e che può condurre a vivere male la vita e i rapporti, incessantemente insoddisfatti, scontenti, irrequieti.

Ovviamente non c’è una linea netta tra i due livelli, ma credo sia importante individuare, se ci sono, i propri aspetti insani della questione ed accettarne invece il lato sano, comune un pò a tutti gli individui e tipicamente umano.

Detto questo, mi ha colpito una frase di Cipa negli interventi iniziali:

“posso risponderti alla luce della mia esperienza che è poco “magico” restare con i piedi per terra. Ma credo che sia la sola strada per un rapporto sano.”

Io credo invece che un rapporto sia veramente sano quando è “magico” pur percepito nella sua dimensione “reale”.

Non so se ho inteso bene le parole di Cipa, ma dal mio punto di vista odierno invece c’è molta magia anche nel restare con i piedi per terra, anzi è proprio quella la vera magia a mio avviso. Riuscire a godere della vita così com’è, senza avere bisogno di rifugiarsi troppo nelle proprie fantasie ed aspettative, è una cosa a volte complicata da raggiungere, ma dona delle sensazioni fantastiche.

Nel suo aspetto sano, questa difficoltà è una delle sfide che la vita e la crescita degli individui presuppongono e a cui è giusto arrivare in un certo senso gradatamente, scoprendo ogni aspetto di questo modo di vivere man mano che si procede nella propria maturità.

Ma se lo stile di vita, specie nelle fasi da adulti, è fortemente legato ad una ricerca spasmodica di “altro”, se non si sa godere delle cose naturali e reali della vita (tutto..rapporti, attimi, come le cose più concrete) allora bisogna rivedere quello che sta alla base delle proprie percezioni.

L’altro giorno ero con dei bambini.

Non avevamo grandi cose a disposizione, apparentemente. Avevamo un prato, l’aria, il sole, una palla e le gambe per poter correre.

Non è per fare retorica, ma abbiamo passato dei momenti davvero speciali ed io mi sono sentita veramente viva solamente perché stavo correndo, giocando e stavo condividendo l’entusiasmo.

Eppure non c’era nulla di paranormale o straordinario in quello che stavamo facendo, in quello che stavo vivendo. Ma era magico e la magia sta nel fatto di riuscire ad apprezzare le cose della vita, anche quelle più semplici, per quelle che sono, godersele, catturarne l’autenticità e farne propria ricchezza. A volte c’è più amore in una corsa o un gioco condiviso che in un rapporto che dura da anni. E’ da questa forma di amore apparentemente inutile ed insignificante che bisogna partire.

In quel momento, come in molti altri, io ero molto di più con i piedi per terra che in tanti altri frangenti, eppure dentro di me sembravo volare.

Non sono costantemente in quello stato d’animo nella mia vita, mentirei.

Ma da quando sto meglio con me ed ho imparato a guardare la vita e le cose che ho sotto un’altra ottica riesco maggiormente e più spesso a gioire della semplicità della vita e a ravvicinare le mie aspettative alla realtà così com’è e come evolve.

Forse riuscire a fare questo in senso assoluto non è possibile, proprio per via dei limiti umani. Ma regalarsi sempre più esperienze di autenticità e lucidità è possibile a mio avviso, senza per questo dover mozzare le proprie sensazioni e le proprie aspirazioni. Anzi, è proprio il contrario.

Per fare questo è, come sempre, necessario, oltre che porsi domande, riavvicinarsi un pò di più a se stessi, anche e soprattutto nel senso di riavvicinarsi alle proprie sensazioni spontanee: tutto questo è racchiusio dentro di noi, dobbiamo solo capire, in modo personale, come fare a riscoprirlo e quindi a percepirlo. Un abbraccio

 

MAAB cara yana, grazie del tuo intervento, ero curiosa di sapere come la pensavi..la cosa paradossale è che il magico e quella tensione verso il desiderare qualcosa che nn si realizza

per me risiede proprio nell’incanto di quella semplicità di cui parli..l’incanto delle piccole cose..di una risata cristallina, di una corsa sui prati, degli occhi di tuo foglio che ti sorridono…di un amore sincero e compassionevole….e sai perchè si trasforma in qualcosa che si allontana ogni volta che pensi di averla afferrata? perchè per qualche strano motivo oggi tutto questo diventa sempre più un miraggio..ed ogni fallimento accresce l’appetito di quel miracolo..ed è allora che s’incorre nel pericolo di idealizzare chiunque, anche se stessi, pur di avere un raggio di quel sole! Infatti, chissà perchè il primo grande amore resta sempre il migliore..perchè ci è arrivato addosso senza il nostro intervento..senza idealizzazione..senza quel senso di mancanza che le delusioni successive hanno creato. E allora si capisce bene perchè è necessario restare soli e ritrovare quella purezza di accogliere senza vincoli un nuovo amore..bisogna resettare il sistema perchè funzioni ben..come in origine..vicini a quella fonte di piccole e semplici cose!

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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