PROUST E L’AMORE

Condividi

Marcel Proust, fra i grandi scrittori di fine 800 ed inizio 900, è quello che ha maggiormente analizzato l’amore in tutti i suoi aspetti. Nella sua opera principale Alla ricerca del tempo perduto, che consta di 7 volumi, opera un’introspezione fine e psicologica del sentimento amoroso negli uomini. Vi ritroveremo molti dei concetti espressi nel sito.

Di seguito i passaggi più significativi

In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che un nuovo punto di partenza per nuovi desideri.

I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’ illusione di cui vorremmo essere vittime, e, con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli.

L’uomo è l’essere che non puo’ uscire da se’, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente.

Di tutti i modi di produzione dell’amore, di tutti gli agenti di disseminazione del male sacro, uno dei più efficaci è certo questo gran soffio d’ansia che passa a volte su di noi.La sorte è segnata, allora: sarà lui, l’essere della cui compagnia godiamo in quell’istante, sarà lui che ameremo. Non c’è nemmeno bisogno che, prima, ci piacesse più di altri, e nemmeno altrettanto. Occorreva solo che la nostra inclinazione per lui divenisse esclusiva. E tale condizione si realizza quando – nel momento in cui non ne disponiamo – alla ricerca dei piaceri prodigatici dalla sua grazia si sostituisce bruscamente dentro di noi un bisogno ansioso che ha per oggetto quell’essere medesimo, un bisogno assurdo, che le leggi di questo mondo rendono impossibile soddisfare e difficile guarire – il bisogno insensato e doloroso di possederlo.

Quando amiamo, l’amore, troppo grande per poter essere interamente contenuto dentro di noi, s’irradia verso la persona amata, dove incontra una superficie che l’arresta forzandolo a tornare verso il punto di partenza, ed è questo “urto di ritorno”della nostra stessa tenerezza che noi identifichiamo con i sentimenti dell’altro e che c’incanta più che all’andata, giacchè non lo riconosciamo come proveniente da noi stessi

Amare è un maleficio come quelli delle fiabe, contro cui non si puo’ far niente finche’ l’incantesimo non sia passato.

Il tempo che abbiamo quotidianamente a nostra disposizione è elastico: le passioni che sentiamo lo espandono, quelle che ispiriamo lo contraggono; e l’abitudine riempie quello che rimane.

“Che peccato non avervi incontrata qualche settimana prima! Vi avrei amata ; adesso il mio cuore è impegnato. Ma non importa, ci vedremo spesso perchè sono triste per l’altro mio amore e voi mi aiuterete a consolarmi.” Sorridevo fra me, pensando a questa conversazione perchè in quel modo avrei dato ad Andree l’illusione di non amarla veramente. Così non si sarebbe stancata di me e io avrei approfittato con gioia e dolcemente della sua tenerezza. (tratto da Sodoma e Gomorra)

Ahimè, gli occhi frammentati, vaganti lontano e tristi, permetterebbero forse di computare le distanze, ma non indicano le direzioni. Davanti a noi, si apre il campo infinito dei possibili; e se, per avventura, ci si presentasse davanti il reale, esso sarebbe talmente fuori dei possibili che noi, presi da improvviso stordimento, cozzando contro il muro sorto d’improvviso, cadremmo riversi. Il movimento e la fuga, non è indispensabile osservarli; basta indovinarli per induzione. La nostra amica ci aveva promesso una lettera, eravamo tranquilli, amore per lei non ne sentivamo più. Ma ecco che la lettera non arriva, nessun corriere la reca; che cos’è mai accaduto? Rinasce l’ansietà e con essa l’amore. Sono soprattutto esseri consimili a ispirarci l’amore, per la nostra desolazione; perché ogni nuova ansietà che proviamo per causa loro sottrae ai nostri occhi qualcosa della loro personalità. Ci eravamo rassegnati alla sofferenza, nella convinzione che il nostro amore fosse fuori di noi; e ci accorgiamo che il nostro amore esiste in funzione della nostra tristezza, che il nostro amore è forse la nostra tristezza e che il suo oggetto è solo in piccola parte la tal fanciulla dai capelli neri. Tuttavia, a ispirare l’amore sono soprattutto esseri di questa specie. M. Proust, La prigioniera, Einaudi

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *