IL DIARIO DI UN SEDUTTORE : LA STORIA DI UN NARCISISTA SEDUTTORE INTELLETTUALE

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Penetrare con lo spirito nell’essere di una fanciulla è un’arte, ma saperne uscire è un capolavoro.

Il libro Diario del seduttore del filosofo Sören Kierkegaard è parte dell’opera filosofica Aut-Aut, pubblicata nel 1843.

Nel libro viene descritto un giovane seduttore senza scrupoli: Johannes. La sua vita ha un unico scopo: sedurre ragazze e poi abbandonarle. Cordelia è la sua vittima. E’ una ragazza di diciassette anni molto ingenua: la vittima perfetta per Johannes, che le rovinerà l’esistenza.

Protagonista del libro è la seduzione intellettuale. Johannes è infatti un seduttore che fa mille calcoli, che cerca di dominare la mente di Cordelia con mosse studiate. Il suo è un gioco astuto ed elegante. Poi, quando Crudelia è in suo potere, la abbandona, lasciandola disperata. Perché Johannes non cerca l’amore: gli interessa solo il potere che può avere su una donna. E appena la seduzione gli è riuscita, il suo carattere vanitoso è soddisfatto. Può così passare alla donna successiva.

In questa sede la figura di Johannes viene proposta come esempio di narcisista seduttore intellettuale e di seguito vengono riportati due brani che descrivono come si senta la vittima di tale seduttore.

Talvolta era così spirituale che io, come donna, mi sentivo annientata. Altre volte invece era così selvaggio e appassionato, così pieno di desiderio, che io quasi tremavo davanti a lui. Talvolta mi trattava come un’estranea, talvolta si abbandonava a me completamente: quando lo stringevo tra le mie braccia, tutto cambiava, e io “abbracciavo le nuvole”.

Johannes, non ti chiamo mio.
Non lo sei mai stato, lo so bene, e io ho pagato molto duramente la felicità che quest’idea un tempo mi dava. Tuttavia ti chiamo mio: mio seduttore, mio ingannatore, mio nemico, mio assassino, abisso del mio tormento. Ti chiamo mio e mi chiamo tua: ora possano le mie parole suonare come una maledizione su di te, per tutta l’eternità, queste parole che un tempo lusingavano le tue superbe orecchie, quando davanti a me ti prostravi adorante.
No, non rallegrarti, non credere ch’io voglia suscitare il tuo scherno perseguitandoti o armandomi di un pugnale! Fuggi dove vuoi, io rimango tua, giungi fino al confine del mondo, ama pure centinaia di donne, io sono tua, tua, fino al momento della morte.Le mie parole così ostili a te non fanno che confermarlo: io sono tua.Hai osato ingannarmi fino al punto di diventare tutto per me e io non desideravo altra gioia che essere tua schiava. Io sono tua, tua, tua, sono la tua maledizione.
Tua Cordelia.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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AMARE E’ “APPARTENERE” A QUALCUNO

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Nel brano tiportato di seguito tratto dal film “Colazione da Tiffany” è descritto un concetto che ritengo fondamentale in ogni relazione: AMARE E’ ANCHE APPARTENENZA. Erroneamente si ritiene che l’amore si sposi con la libertà assoluta: è vero solo in parte. Amare è un equilibrio tra essere autonomi e liberi e cedere parte della propria libertà ed autonomia per appartenere all’altro.  Giorgio Gaber affermava : “L’appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme. Non è il conforto di un normale voler bene. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.”

“Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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AMORE E' APPARTENENZA

AMARE E' ANCHE SENSO DI APPARTENENZA

Pubblicato da PSICOLOGIA DELL'AMORE su Lunedì 31 luglio 2017

 

UNA POESIA PER SUPERARE UN LUTTO

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Questa poesia di HENRY SCOTT HOLLAND, La morte non è niente, (Maggio 1910) può rappresentare un momento di riflessione per allegerire il dolore per la perdita di una persona cara: immaginare che continui a vivere al nostro fianco seppur in una modalità diversa 

“La morte non è niente. Non conta.
Io me ne sono solo andato nella stanza accanto.
Non è successo nulla.
Tutto resta esattamente come era.
Io sono io e tu sei tu
e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il vecchio nome familiare.
Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce,
Non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

Sorridi, pensa a me e prega per me.
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima.
Pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.
È la stessa di prima,
C’è una continuità che non si spezza.
Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Va tutto bene; nulla è perduto.
Un breve istante e tutto sarà come prima.
E come rideremo dei problemi della separazione quando ci incontreremo di nuovo!”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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La morte non è niente

LA MORTE NON E' NIENTE di Henry Scott Holland

Pubblicato da PSICOLOGIA DELL'AMORE su Mercoledì 1 novembre 2017

PERCHE’ C’INNAMORIAMO ?

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Perchè c’innamoriamo ? Le risposte potrebbero essere tante. In quest’articolo riporto un brano tratto dal film con Barbra Streisand “L’AMORE HA DUE FACCE” dove c’è una delle tante possibili risposte.

“I Miti e gli archetipi sono vivi e vegeti e si sono installati a casa mia.

Mentre ero lì all’altare accanto a mia sorella e al suo futuro marito mi è venuto in mente all’improvviso che questo rito che chiamano matrimonio in realtà non è’ altro che la scena finale della favola. Non ti dicono mai che succede dopo.. non ti dicono che Cenerentola ha ossessionato il principe con la sua mania di pulire il castello!

Non ti dicono mai cosa succede dopo perché non c’è un dopo.

L’essenza e il fine dell’amore romantico era.. Mike?

“il sesso?”

ahh il sesso, il sesso.. ma è una fissa Mike!

“il matrimonio”

Il matrimonio, si esatto ma non è sempre stato così.. Intorno al 1100 c’era un concetto noto come “amor cortese” che non aveva niente a che vedere né con il matrimonio né con il sesso.

Nella maggior parte dei casi veniva definito come un’appassionata affinità tra un cavaliere della corte ed una dama che era già sposata e quindi non avrebbero mai consumato il loro amore.

Dovevano quindi elevarsi al di sopra del solito amore che conoscete “devi andare al bagno, beh andiamo a farlo insieme!”

Andavamo alla ricerca di qualcosa di più divino eliminavamo il sesso dall’equazione amore e quello che rimaneva era l’unione delle anime, riflettete su questo: il sesso è sempre stato la pozione d’amore fatale.

Guardate la letteratura dell’epoca, Lancillotto e Ginevra, Tristano e Isotta.. Consumare l’amore conduceva soltanto alla follia, alla disperazione, alla morte. Gli esperti quindi e gli studiosi di poesia estera sono concordi nell’affermare che il vero amore ha una dimensione spirituale mentre l’amore romantico non è altro che menzogna, illusione, un mito moderno, una manipolazione priva di anima, e a proposito di manipolazione.. Quando andiamo al cinema noi vediamo gli innamorati che si baciano sullo schermo la musica aumenta di volume e noi ce la beviamo giusto? E così quando il mio ragazzo mi porta a casa e mi da il bacio della buona notte se non sento la filarmonica io lo mollo, ora la domanda è, perché ce la beviamo? Noi ce la beviamo perché che sia un mito o una manipolazione diciamocelo tutti vogliamo innamorarci vero?

Perché, perché è un’esperienza che ci fa sentire completamente vivi, ci rigenera, risveglia tutti i sensi, ingigantisce ogni emozione, la nostra realtà quotidiana è scossa,e siamo catapultati in paradiso,può durare anche un solo momento un’ora, un pomeriggio ma questo non toglie una virgola al suo valore, perché ci lascia dei ricordi preziosi che conserveremo per tutta la vita, ho letto un articolo qualche tempo fa che diceva che quando ci innamoriamo sentiamo Puccini nella testa, adoro quest’immagine, credo succeda perché la sua musica esprime pienamente il desiderio di incontrare la passione nella nostra vita e l’amore romantico, e mentre ascoltiamo la Bohème o la Turandot, mentre leggiamo Cime Tempestose o guardiamo Casablanca un po’ di quell’amore rivive anche dentro di noi, quindi la domanda finale è: perché le persone hanno sete di amore pur sapendo che ha una data di scandenza e può essere doloroso e devastante?

Stacey“Perché porta alla riproduzione della specie”

Barry“Bisogno psicologico di entrar in contatto con gli altri”

Jill “Condizionamento culturale?”

Belle risposte ma un po’ troppo intellettuali per me io credo che sia perché, come alcuni di voi già sapranno, finchè l’amore dura.. cazzo non c’è niente di meglio!”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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"LEZIONE" SULL'AMORE

"LEZIONE" SULL'AMOREdal film "L'amore ha due facce"www.psicologiadellamore.it

Pubblicato da PSICOLOGIA DELL'AMORE su Venerdì 23 febbraio 2018

Citazioni sulle Relazioni a Distanza

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Di seguito riporto una serie di citazioni sulle relazioni a distanza. Possono offrire degli spunti di riflessione, ed anche terapeutici, per meglio gestire le “distanze” che nascono per varie motivi, da quelle geografiche, a quelle temporali, a quelle imposte dagli eventi della vita.

Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.
(Alessandro Baricco)

Eppure nonostante tutto, solo noi, sappiamo essere così lontanamente insieme.
(Julio Cortázar)

Il mio cuore è vicino a te, anche se il mio corpo è lontano. Se non puoi vederlo non devi far altro che scendere nel tuo cuore e lì troverai il mio.
(San Bernardo di Chiaravalle)

E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano.
(Leonard Cohen)

Distanza significa così poco quando qualcuno significa così tanto.
(Anonimo)

Esisto in due posti: qui e dove sei tu.
(Anonimo)

È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama.
(Fëdor Dostoevskij)

Non è vero che l’amore è cieco; è solo presbite: più ci si allontana, più si vede chiaro.
(Antonio Fogazzaro)

La distanza a volte consente di sapere che cosa vale la pena tenere e che cosa vale la pena lasciare andare.
(Lana Del Rey)

Le cose che si sentono anche se sei lontano.
Le campane della chiesa. Il fischio del treno. Le ambulanze. Un cane che abbaia. Gli aeroplani. Gli altoparlanti dei venditori di frutta. I tuoni. Le persone che ti mancano.
(Fabrizio Caramagna)

Noi ci tocchiamo.
Con che cosa?
Con dei battiti d’ali.
Con le stesse lontananze
ci tocchiamo.
(Rainer Maria Rilke)

Ogni incontro implicava una separazione, e così sarebbe stato finché la vita fosse stata mortale. In ogni incontro c’era un po’ del dolore della separazione, ma in ogni separazione c’era anche un po’ della gioia dell’incontro.
(Cassandra Clare)

La lontananza fa all’amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande.
(Roger de Bussy-Rabutin)

La lontananza sai è come il vento
che fa dimenticare chi non s’ama
è già passato un anno ed è un incendio
che mi brucia l’anima
io che credevo di essere il più forte
mi sono illuso di dimenticare
e invece sono qui a ricordare
a ricordare te
(Domenico Modugno)

Quanto lontana o quanto vicina sei, Ingeborg? Dimmelo, così saprò se tu chiudi gli occhi, quando io adesso ti bacio.
(Paul Celan)

La lontananza che rimpicciolisce gli oggetti all’occhio li ingrandisce al pensiero.
(Arthur Schopenhauer)

Sapere allontanarsi e avvicinarsi è la chiave di qualsiasi relazione duratura.
(Domenico Cieri Estrada)

Se il destino lo vuole sebbene separati da mille chilometri ci si incontra; se il destino non lo vuole non ci si incontrerà mai.
(Proverbio cinese)

Non so che darei per averti qui tra le mie braccia… Fuori il sole abbaglia; si sente il rumore del mare; in un vaso i gigli mandano un profumo acutissimo spirando; le cortine dei balconi ondeggiano come vele in un naviglio. Io ti chiamo, ti chiamo, ti chiamo.”
(Gabriele D’Annunzio)

L’assenza è una più acuta presenza. Vale per la voce, per l’udito. Vale per le persone che c’erano e non ci sono più. Vale per noi che non smettiamo un momento di cercare ciò che non c’è. Di desiderare quello che manca.
(Concita De Gregorio)

Salutarsi è una pena così dolce che ti direi addio fino a domani.
(William Shakespeare)

Nessun posto è lontano. Se desiderate essere accanto a qualcuno che amate forse non ci siete già?
(Enrico Brizzi)

Vicino è meglio che lontano ma non è ancora esserci.
(Stephen Sondheim)

Ma come, Amore? Mi sei stato lontano così poco e non sai più baciare?
(Goethe)

Quando l’amante è lontano, più caldo si fa il desiderio; l’abitudine rende fastidioso l’amato.
(Sesto Properzio)

La lontananza è il fascino dell’amore. Amarsi vicini è difficile.
(Corrado Alvaro)

Non l’amata che è lontana, ma la lontananza è l’amata.
(Karl Kraus)

La presenza sminuisce la fama, mentre la lontananza l’accresce: le qualità perdono lucentezza se si toccano troppo, mentre la fantasia giunge più lontano della vista.
(Umberto Eco)

Sembrava che ci amassimo meglio quando c’era una spazio di due continenti tra noi. Il lavoro quotidiano dell’amore era spesso difficile da gestire in casa.
(Aleksandar Hemon)

Triste è l’uomo che ama le cose solo quando si allontanano.
(Stefano Benni)

La distanza è solo un problema geometrico. Ma l’assenza; quella non la risolvi con nessuna equazione.
(eloisa_pi, Twitter)

La lontananza e l’assenza prolungata danneggiano ogni amicizia, per quanto lo si ammetta così malvolentieri. Gli uomini che non vediamo più, anche nel caso fossero i nostri più cari amici. si disseccano, con il passare degli anni, poco per volta sino a diventare dei concetti.
(Arthur Schopenhauer)

Quelli veramente legati non hanno bisogno di corrispondenza, quando si incontrano di nuovo dopo molti anni di separazione, la loro amicizia è più vera che mai.
(Ming-Dao Deng)

Un amico lontano è a volte più vicino di qualcuno a portata di mano. È vero o no che la montagna ispira più riverenza e appare più chiara al viandante della valle che non all’abitante delle sue pendici?
(Khalil Gibran)

Ogni separazione ci fa pregustare la morte, e ogni rivederci ci fa pregustare la resurrezione. Perciò le stesse persone, che erano state indifferenti l’una all’altra, si rallegrano tanto, quando, dopo venti o trent’anni, si incontrano di nuovo.
(Gianrico Carofiglio)

La distanza non è un ostacolo al tenersi in contatto − ma il tenersi in contatto non è un ostacolo all’essere distanti.
(Zygmunt Bauman)

Non fidarsi mai né di un marito troppo lontano, né di uno scapolo troppo vicino.
(Helen Rowland)

La distanza è una scusa per non avere una relazione con qualcuno.
Esiste solo la determinazione a far andare avanti le cose o a lasciarle cadere lungo la strada; questa è la vera ragione per cui le relazioni continuano.
(James McAvoy)

Mancarsi da lontani è facile. Mancarsi da vicini è da stupidi.
(sissetta80, Twitter)

Quando siamo lontani dalla persona amata, decidiamo di fare e dire molte cose, ma quando le siamo vicini, siamo titubanti. Da che cosa deriva tutto ciò? Il fatto è che quando siamo lontani la ragione non è tanto scossa, come stranamente lo è in presenza dell’amata. Quindi, nella decisione occorre quella fermezza che è invece soffocata dall’agitazione.
(Blaise Pascal)

Le lettere d’amore si nutrono di lontananza.
(Carlo Gragnani)

A volte allontanarsi è l’unico modo di essere lì per qualcuno.
(Wesley Eisold)

Ci si allontana per capirsi.
Ci si avvicina per riscoprirsi.
(Fabrizio Caramagna)

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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COME CREARE UN LEGAME PROFONDO

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Nel passaggio del libro “Il Piccolo Principe” riportato di seguito, viene descritto come si crea un legame. Il brano sintetizza due qualità principali per creare un legame: Pazienza ed Attesa

“…in quel momento apparve la volpe: “Buon giorno”. “Buon giorno” disse gentilmente il piccolo principe voltandosi: ma non vide nessuno. “Sono qui”, disse la voce, “…sotto il melo”. “Chi sei?” chiese il piccolo principe, “Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me?”, le propose il piccolo principe “sono così triste…”.

“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”. “Ah, scusa!”, fece il piccolo principe. “Che cosa vuol dire addomesticare?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami”. “Creare di legami?”. “Certo”, disse la volpe, “tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. (…) Se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana come una musica.

E poi guarda! Vedi laggiù in fondo dei campi di grano? Io non mangio il pane, e per me il grano è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: “Per favore … addomesticami”, disse.
“Volentieri, che bisogna fare?”, domandò il piccolo principe. “Bisogna essere molto pazienti”,rispose la volpe. “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”.
Il piccolo principe ritornò l’indomani. “Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincio ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… ci vogliono i riti”.
“Che cos’è un rito?”, disse il piccolo principe. “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe.”E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore” (…)
Così il piccolo principe addomesticò la volpe … E quando l’ora della partenza del piccolo principe fu vicina:”Ah!”, disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi e che diventassimo amici…”.
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma sapevi che avresti pianto!”, disse il piccolo principe.
“Certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

Dott. Roberto Cavaliere

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In Amore fermati con chi ti vuole Sfogliare e non Spogliare

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In questo significativo brano della scrittrice Francesca Pachetti viene descritta, in maniera significativa, che una relazione dovrebbe basarsi sullo “sfogliare” la persona amata piuttosto che “spogliarla”. Invito a leggerla attentamente ed a rifflettervi.

“- E allora vai

– Avrò paura?

– Sì

– Poca o tanta?

– Tantissima

– A destra o a sinistra?

– Se puoi non schierarti mai, resta al centro. Del tuo cuore.

– E se arriva il lupo?

– Il lupo arriva, ma anche il gatto, il cane, l’orso, le acciughe, il vento, il sole, la neve. Amore mio, arriverà tutto, non posso ometterti niente.

– E se mi perdo?

– Che ti perdi non è un forse, ma una certezza; quindi quando ti perdi chiedi informazioni

– A chi?

– Ecco, a chi. Se dovesse succedere prima di aver imparato a riconoscere tutte le erbe spontanee, i fiori e gli alberi, aspetta, non chiedere a nessuno, chè poi può succedere che scambi ciliege per bacche velenose. Aspetta, impara i prati i boschi e soprattutto i venti, poi, se ancora sarai perduta, saprai da sola a chi rivolgerti

– Ma il tempo è contato

– No, il tempo è contatto, è toccare tutto, provarci almeno, tutte le parti

– Mi risolverò?

– Non sei un rebus, sei un puzzle senza pezzi mancanti. Imparerai a metterli insieme, dal verso e con lo sguardo giusto

– Promettimelo

– Di più, te lo giuro

– Incontrerò l’amore?

Te lo auguro, ma attenta a chi ti vuole spogliare, fermati piuttosto da chi ti vuole sfogliare. Chè l’amore, per me, assomiglia molto a qualcuno che ti tiene la fronte mentre tu, vomiti i giorni più duri.

– Allora vado?

– Allora vai.”

Francesca Pachetti – da “La Raccontadina”

 

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COME CI “RAGGIUNGONO” I NOSTRI AFFETTI DEFUNTI

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I nostri cari defunti ci “raggiungono” con più facilità, se qui sulla terra possono trovare pensieri, sentimenti e sensazioni, rivolti a loro. L’amore, la simpatia costante che conserviamo verso i defunti stabiliscono questo collegamento.

I defunti si chiamano con un moto di affetto. E’ questo che crea il contatto. E’ questo che loro sentono. Bisogna ricordarli in situazioni che abbiamo vissuto insieme, anche le più semplici, non importa se recenti o remote (ad esempio mentre parlava o si lavorava insieme). In altre parole si dovrebbero immaginare delle scene reali.

Quando una o più persone defunte ci vengono improvvisamente in mente, mentre stiamo svolgendo le nostre attività consuete, dobbiamo arguire che sono loro che stanno chiedendo la nostra attenzione. A quel punto è doveroso per noi dedicare loro qualche minuto del nostro tempo, così come faremmo per un appuntamento telefonico: qualche minuto speso per uno “scambio” di idee. Si tratta infatti di uno scambio e non di un discorso unilaterale: uno scambio che risulterà benefico per entrambi.

Questo tipo di attività dovrebbe essere ordinata e programmata con metodo ed esercizio. Essere fedeli e puntuali indica correttezza da parte nostra nei loro confronti, anche se ciò può comportare qualche piccolo sacrificio. Noi abbiamo bisogno di loro quanto loro di noi.

Rudolf Steiner

Dott. Roberto Cavaliere

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DECALOGO PER DECIDERE D’INNAMORARSI

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  1. Se decidi di innamorarti di me, prendi i miei lati oscuri e riempili di luce.

  2. Se decidi di innamorarti di me, tieni sopra le tue spalle le mie lacrime. Io farò altrettanto. E peserà tutto di meno.

  3. Se decidi di innamorarti di me, prendi il coraggio a quattro mani e raccontami di te. Anche se ti sembra di non avere nulla da dire.

  4. Se decidi di innamorarti di me, ama le mie debolezze e rendile con me punti di forza.

  5. Se decidi di innamorarti di me, non girarti nel letto senza guardarmi. Addormentati con me.

  6. Se decidi di innamorarti di me, non darmi prove d’amore. Prova a restare con me.

  7. Se decidi di innamorarti di me, dimmi che mi ami solo quando lo senti più di ogni altra cosa.

  8. Se decidi di innamorarti di me, non dirmi in cosa devo credere, ma dimmi di credere sempre in qualcosa.

  9. Se decidi di innamorarti di me, tieni a mente i miei sguardi e non tutte le parole che dirò.

  10. Se decidi di innamorarti di me, fammi ballare, anche se non c’è musica.

Alda Merini

Questa suggestiva e significativa poesia di Alda Merini viene proposta come una sorte di decalogo su cosa significa veramente innamorarsi.

Decalogo da usare come una serie di “buoni propositi” per decidere di amare autenticamente.

Innamorarsi ed amare non è solo qualcosa d’istintivo ma è anche una decisione, decisione che richiede un percorso di azioni da intraprendere, come quelle citate nella poesia di Alda Merini

Dott. Roberto Cavaliere

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NELLE RELAZIONI SII PIETRA DURA

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FIGLIA MIA, SII PIETRA DURA
per chi vuole scalfire il tuo mondo
e modellarti come meglio crede.

Sii roccia impervia
per gli amori malati,
che vogliono domarti
e pretendono di tenerti a bada
e vorrebbero isolarti dal mondo intero,
per averti tutta per loro.

Non mendicare amore,
per paura della solitudine.
Fai della mancanza un’occasione per diventare tormenta.
Scagliati come un’onda d’urto
che si oppone agli abbandoni,
alla sofferenza, al dolore.
Sii più forte di loro.
Falli tremare.

Impara a costruire muri,
vette invalicabili,
per chi ti manca di rispetto
per chi osa con la violenza , quella dei gesti
o delle parole.

Fatti caverna inaccessibile
in cui nascondere il tuo cuore di perla
dalle false persone.
Da chi ti mette da parte,
quando pensa che ci sia di meglio.
Da chi fa finta di non vederti,
perchè non servi più.
Da chi non trova il tempo,
quando tutto ciò di cui hai bisogno è presenza.

Sii superficie marmorea, lucente,
per farti scivolare addosso gli insulti, le umiliazioni.
Di chi vuole impedirti di crescere, di essere migliore.

Non accettare mai compromessi.
Pretendi attenzione,
con gli amici, con un compagno,
fatti scaltra come le facce delle montagne rivolte al sole.

Non lasciare che ti sgretolino le critiche.
Fatti tu sabbia,
scivola tra le loro mani,
perché sappiano che un animo pulito
non si può chiudere in un pugno di parole.

Ma quando incontrerai chi di te ha rispetto,
fatti incavo in cui accogliere le carezze,
rigagnolo in cui far scorrere l’incanto.

Fa che le tue crepe
siano impenetrabili all’odio e al rimpianto,
che li attraversi solo l’acqua che lava, che porta via.

Figlia mia, fatti cristallo,
quando incontri l’amicizia e l’amore, quelli veri,
e come un caleidoscopio
che riflette infinite combinazioni di colore,
moltiplica in mille facce la gioia e la passione.

E quando avrai bisogno di coltivare sogni,
perché il presente non ti basta e vuoi volare,
fatti polvere di stelle.

Per me, continuerai ad essere così,
gemma preziosa,
ed io, ad ogni risveglio,
i tuoi sogni li vorrò abbracciare.

Felicia Lione – dal libro “Figlia mia, sii pietra dura”

Questa bellissima e significativa poesia di Felicia Leone può essere usata come autoterapia personale nelle relazioni affettive e sentimentali.

Infatti non va letta solo come poesia che una madre indirizza ad una figlia, ma assume anche una lettura autopersonale indirizzata alla bambina interiore che è dentro ogni persona.

E’ l’adulto di oggi che parla al bambino di ieri al fine di “curare e riparare” copioni affettivi passati disfunzionali nelle relazioni adulte

Dott. Roberto Cavaliere

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