RINUNCIARE O LASCIARSI ANDARE ALLA PASSIONE ?

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“La passione ti fa smettere di mangiare, di dormire, di lavorare, di vivere in pace. Molti si spaventano perchè, quando compare, distrugge tutto ciò che di vecchio incontra.

Nessuno vuole mettere a soqquadro il proprio mondo. Perciò alcune persone – tante – riescono a controllare questa minaccia, mantenendo in piedi una casa o una struttura già marcia. Sono gli ingegneri delle cose superate.

Altri individui pensano esattamente il contrario: si abbandonano senza riflettere, aspettandosi di trovare nella passione la soluzione di tutti i loro problemi. Attribuiscono all’altro il merito della propria felicità, e la colpa della propria possibile infelicità. Sono sempre euforici perchè è accaduto qualcosa di meraviglioso, oppure depressi perché un evento inatteso ha finito per distruggere tutto.

Sottrarsi alla passione, o abbandonarvisi ciecamente: quale di questi atteggiamenti è il meno distruttivo?

Non lo so…”

DAL LIBRO “UNDICI MINUTI” DI PAULO COELHO

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private in studio, telefoniche o via Skype

tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

AVVICINARSI ALL’ALTRO COME ALTRO, NELLA RELAZIONE

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«Avvicinarsi all’altro come altro» spiega perché sia tanto difficile per noi riconoscere l’altro in quanto tale e rispettare la differenza tra noi. Siamo stati abituati a ridurre l’altro a ciò che ci è proprio o a noi stessi. Al livello della coscienza come a quello dei sentimenti, siamo stati educati a rendere nostro quel che avviciniamo o che ci viene incontro. Il nostro modo di ragionare, il nostro modo di amare consiste spesso in un’appropriazione, sia attraverso una mancanza di differenziazione o una fusione, sia attraverso una trasformazione in un oggetto, un oggetto di conoscenza o di amore, che integriamo nel nostro mondo. Ci comportiamo così in particolare con quelli che ci sono più vicini,dimenticando che sono altri, differenti da noi, ma anche con lo straniero, accolto da noi a patto che lui, o lei, accetti di essere conglobato nei nostri modi di vivere, nei nostri costumi, nel nostro mondo.

Perdiamo così l’emozione e l’arricchimento che riceviamo dall’incontro con l’altro. E spesso è solo all’inizio di un incontro che l’altro ci tocca in una maniera globale e incontrollabile. Allora il mistero che l’altro rimane per noi ci comunica un risveglio, corporeo e spirituale al contempo. Dopo perdiamo questo risveglio, persino la percezione dell’altro svanisce. L’altro è diventato una parte di noi, a meno che non l’abbiamo rigettato. L’altro deve invece stare; insieme dentro e fuori da noi, non dentro o fuori.L’altro ha un posto nella nostra interiorità, pur rimanendo esterno, estraneo, altro da noi.Solo così continuerà a commuoverci ed illuminarci, senza che siamo capaci di catturare o fare nostra la reale origine del nostro stato.Irigaray  Amo a te, Bollati Boringhieri, 1993

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L’AMORE E’ L’IMMAGINE DELLA NOSTRA VITA

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L’amore è l’immagine della nostra vita: entrambi sono soggetti alle stesse rivoluzioni e agli stessi cambiamenti. La loro giovinezza è piena di gioia e di speranza: ci si sente felici di essere giovani come ci si sente felici di amare. Questa condizione così bella e importante ci porta a desiderare, sempre di più; non ci si accontenta di esistere, si vogliono fare dei progressi, si cerca il modo di migliorare e di consolidare la propria fortuna; non si sopporta l’idea che altri pretendano quello che noi pretendiamo. Nonostante le mille preoccupazioni che vengono cancellate dal piacere di avere raggiunto una meta e soddisfatte tutte le passioni, non prevediamo che la nostra felicità possa avere fine.

Ma raramente questa felicità è di lunga durata e non può conservare per molto il fascino della novità. Anche se abbiamo esauditi i nostri desideri, non smettiamo di desiderare ancora. Ci abituiamo a ciò che ci appartiene; gli stessi beni non conservano lo stesso valore e non ci attraggono più come prima; cambiamo impercettibilmente, senza che ce ne accorgiamo; ciò che abbiamo ottenuto diventa una parte di noi stessi: saremmo crudelmente colpiti se lo perdessimo, ma non siamo più sensibili al piacere di conservarlo; la gioia non è più viva e cerchiamo cose diverse da quelle che abbiamo tanto desiderato. Questa involontaria incostanza è un effetto del tempo, che, nostro malgrado, opera sull’amore come sulla nostra vita, giorno per giorno cancella insensibilmente una certa aria di spensieratezza, distrugge le attrattive più vere; si assumono modi più seri, si mescolano gli affari alla passione; l’amore non sopravvive più per se stesso e cerca nuove esperienze. Questo momento dell’amore assomiglia al primo declinare degli anni, quando non si ha più l’entusiasmo della giovinezza.

La gelosia, la diffidenza, la paura di stancare, il timore di essere abbandonati sono le ansie che si fanno avanti con la vecchiaia dell’amore, così come i malanni sono legati alla durata della vita. Di tutto questo sarebbe bene tenerne conto, poiché ogni conquista non si trasformi inesorabilmente e nello stesso tempo in una delusione oppure in una crudele sconfitta.

François De La Rochefoucauld: L’amore e la vita

Dott. Roberto Cavaliere

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I 7 MOMENTI DELL’AMORE PASSIONALE (secondo Stendhal)

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Lo scrittore francese Stendhal nel suo celebre libro Dell’amore indica diversi tipi di amore: amore fisico, amore gusto, amore di vanità e amore passione. Il verificarsi di quest’ultima condizione, l’amore legato alla passione, viene suddiviso da Stendhal in sette “momenti”.

Eccoli di seguito:

  1. L’altro (o l’altra) ci piace: ne siamo attratti irresistibilmente. In ciò può avere la sua importanza l’aspetto fisico della persona che diventa oggetto della nostra attenzione o la sua condizione sociale.
  2. Nella nostra mente di candidati all’innamoramento nascono le prime fantasie amorose: l’immaginazione galoppa e già ci prefiguriamo quanto desideriamo che accada.
  3. Sta per scattare l’innamoramento e cominciamo a pensare di poter essere ricambiati. Ci pare che questa sia la conseguenza logica della nostra aspirazione ad innamorarci.
  4. A questo punto è nato l’amore. Proviamo piacere nel vedere, toccare, nel sentire con tutti i sensi, e da vicino, l’oggetto del nostro amore.
  5. È il momento del processo decisivo, della prima “cristallizzazione”: questo termine deriva da ciò che si verifica quando si immerge un rametto in una soluzione sovra satura di sale. Dopo qualche tempo il rametto si copre di cristalli brillanti. Tutte le qualità della persona amata, anche i suoi difetti, ci appaiono quindi sotto forma di perfezioni.
  6. Ma ecco il dubbio. Da innamorati, vogliamo sentirci dire che siamo riamati, vogliamo certezze e a volte non le otteniamo. Allora proviamo a difenderci dal nostro amore, cerchiamo di distrarci, di desiderare altre cose e ci accorgiamo con terrore di non riuscirci.
  7. Infine si ha la seconda “cristallizzazione”: scopriamo nell’oggetto del nostro amore nuovi incanti e ci struggiamo nella speranza di essere riamati per sempre.

Provate a vedere in quale di questi 7 momenti vi trovate nella vostra attuale relazione passionale.

Dott. Roberto Cavaliere

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50 RIFLESSIONI “LATINE” SULL’AMORE

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Di seguito riporto 50 citazioni latine sull’amore, che ancor’oggi sono valide e che attestano quanto i latini conoscessero bene i meccanismi dell’amore e delle relazioni in generale. Vengono proposte con lo scopo di far riflettere, in maniera simpatica ed inusuale sui  meccanismi dell’amore.

Nec sine te, nec tecum vivere possum.
Non posso vivere né con te, né senza di te. (Ovidio)

Nil difficile amanti puto.                                                                                                                                                                Nulla è difficile a chi ama. (Cicerone)

Nisi qui ipse amavit, aegre amantis ingenium inspicit.                                                                                                              Chi non ha mai amato, difficilmente comprende l’animo di chi ama. (Plauto)

Qui pote transferre amorem, pote deponere.                                                                                                                              Chi può passare da un amore all’altro, può facilmente abbandonarlo. (Publilio Siro)

Quis legemdes amantibus? Maior lex amor est sibi.                                                                                                                    Chi mai può dar leggi agli amanti? L’amore è al di sopra di tutte le leggi. (Boezio)

Amor et melle et felle est fecundissimus.                                                                                                                               L’amore produce molto miele e fiele. (Tito maccio plauto)

Amoris vulnus idem sanat qui facit.                                                                                                                                                 La ferita d’amore la sana chi la provoca. (Publilio Siro)

Quantum oculis, tantum procul ibit amor.
L’amore se ne andrà tanto lontano quanto è lontano dagli occhi. (Properzio)

Est in canitie ridicula Venus.
È ridicolo l’amore di un vecchio.

Qui pote transferre amorem, pote deponere.
Chi può passare da un amore all’altro, può facilmente abbandonarlo. (Publilio Siro)

Nemo est amator, quisquis non semper amat.
Nessuno ama, se non ama sempre. (Aristotele)

Difficile est longum subito deponere amorem.
É difficile guarire di colpo d’un amore durato a lungo. (Catullo)

Quis legemdes amantibus? Maior lex amor est sibi.
Chi mai può dar leggi agli amanti? L’amore è al di sopra di tutte le leggi. (Boezio)

Illi poena datur qui semper amat nec amatur.
Soffre le pene chi sempre ama e non è amato.

Verus amor nullum novit habere modum.
Il vero amore non ha mai conosciuta alcuna misura. (Properzio)

Nil difficile amanti puto.
Nulla è difficile a chi ama. (Cicerone)

Amor caecus.
L’amore è cieco.

Semper amorem minui vel crescere constat.
É un fatto constatato che l’amore o cresce o diminuisce, mai rimane eguale.

Amor arma ministrat.
L’amore procura le armi.

Non bene, si tollas proelia, durat amor.
Se all’amore togli le piccole liti, non dura. (Ovidio)

Oculi sunt in amore duces.
In amore siamo guidati dagli occhi. (Properzio)

Amantis ius iurandum poenam non habet.
Il giuramento dell’innamorato non si può punire.

Amor magister est optimus.
L’amore è un ottimo maestro. (Plinio)

Amor odit inertes.
L’amore odia gli inerti. (Ovidio)

Amor gignit amorem.
L’amore genera amore.

Amor omnibus idem.
L’amore per tutti è lo stesso. (Publio Virgilio Marone)

Qui non zelat non amat.
Chi non è geloso non ama. (Sant’agostino)

Si vis amari, ama.
Se vuoi essere amato, ama. (Seneca)

Amoris vulnus idem sanat qui facit.
La ferita d’amore la sana chi la provoca. (Publilio Siro)

Amator, quasi piscis, nequam est, nisi recens.
L’amante è come il pesce: è cattivo se non è fresco. (Plauto)

Amantium irae amoris integratio est.
Le ire degli amanti rinnovano l’amore. (Terenzio)

Amor amara dat.
L’amore dà amarezze. (Plauto)

Amantes amentes.
Gli amanti son pazzi.

Amor tussique non celatur.
L’amore e la tosse non si possono nascondere.

Res est solliciti plena timoris amor.
L’amore è pieno di inquieti timori. (Ovidio)

Fortis est ut mors dilectio, dura sicut infernus aemulatio.
L’amore è forte come la morte, la gelosia dura come l’inferno.

Odero, si potero; si non, invitus amabo.
Ti odierò, se potrò; altrimenti ti amerò mio malgrado. (Ovidio)

Vinculum amoris est idem velle.
Il vero vincolo d’amore sta nel concorde volere. (Seneca)

Improbe amor, quid non mortalia pectora cogis!
Crudele amore, che cosa gli animi mortali non spingi a fare! (Virgilio)

Ama tamquam osurus.
Ama come se poi dovessi odiare. (Cicerone)

Amare nihil aliud est, nisi eum ipsum diligere quem ames, nulla indigentia, nulla utilitate quaesita.
Amare non è altro che scegliere quello cui ti senti voler bene, non per bisogno, né per utilità alcuna. (Cicerone)

Antiquus amor cancer est.
L’antico amore è come un cancro.

Amare iuveni fructus est, crimen seni.
Amare è come un frutto per il giovane, un delitto per il vecchio. (Publilio Siro)

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Ti odio e ti amo. Come possa fare ciò, forse ti chiedi. Non lo so, ma sento che così avviene e me ne tormento. (Catullo)

Omnia vincit amor et nos cedamus amori.
L’amore vince su tutto e noi cediamo all’amore. (Publio Virgilio Marone)

Amor et dominium non patiuntur socium.
L’amore e la proprietà non tollerano soci [divisioni].

Amor est vitae essentia.
L’amore è l’essenza della vita.

Nisi qui ipse amavit, aegre amantis ingenium inspicit.
Chi non ha mai amato, malamente vede le code d’amore. (Plauto)

Amor et melle et felle est fecundissimus.
L’amore produce molto miele e fiele. (Tito maccio plauto)

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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ABBI CURA DI ME

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Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro
Basta mettersi al fianco invece di stare al centro
L’amore è l’unica strada, è l’unico motore
È la scintilla divina che custodisci nel cuore
Tu non cercare la felicità semmai proteggila
È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima
È una manciata di semi che lasci alle spalle
Come crisalidi che diventeranno farfalle

Ognuno combatte la propria battaglia
Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia
Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso
Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso
Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo
Anche se sarà pesante come sollevare il mondo
E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte
E ti basta solo un passo per andare oltre
Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrai paura di cadere
Che nonostante tutto
Noi siamo ancora insieme
Abbi cura di me qualunque strada sceglierai, amore
Abbi cura di me
Abbi cura di me

Che tutto è così fragile
Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino
Perché mi trema la voce come se fossi un bambino
Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare
Tu stringimi forte e non lasciarmi andare
Abbi cura di me

Simone Cristicchi

Dott. Roberto Cavaliere

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L’AMORE NON E’ GIA’ FATTO. SI FA

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L’AMORE NON E’ GIA’ FATTO. SI FA
Non è un vestito già confezionato,
ma stoffa da tagliare, cucire
Non è un appartamento ‘chiavi in mano’,
ma una casa da concepire, costriure,
conservare e spesso riparare.
Non è vetta conquistata, ma partenza dalla valle,
scalate appassionanti,
cadute dolorose nel freddo della notte
o nel calore del sole che scoppia.
Non è solido ancoraggio nel porto della felicità
ma è un levar l’ancora, è un viaggio in pieno Mare,
sotto la brezza o la tempesta.
Non è un “sì” trionfale,
enorme punto fermo che si segna fra le musiche,
i sorrisi e gli applausi, ma è una moltitudine di “sì”
che punteggiano la Vita,
fra una moltitudine di “no”
che si cancellano strada facendo.
Non è l’apparizione improvvisa di una nuova Vita,
perfetta fin dalla nascita,
ma sgorgare di sorgente
e lungo tragitto di fiume dai molteplici meandri,
qualche volta in secca, altre volte traboccante,
ma sempre in cammino verso il Mare infinito.

M. Quoist
Dott. Roberto Cavaliere

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AMARE E’ TUTTO

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“Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire. Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.”

Hermann Hesse” Sull’Amore”

Dott. Roberto Cavaliere

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LA LETTERA DI UN ANZIANO AL SUO AMICO A QUATTRO ZAMPE

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LA LETTERA DI UN ANZIANO AL SUO AMICO A QUATTRO ZAMPE

Abbiamo trascorso una vita insieme e mai avrei pensato di essere io a doverti salutare. Mai avrei potuto aspettarmi un dolore così grande… TU, il mio amico sincero, il compagno che ha colmato tanta solitudine. Ora ti sono accanto e le mie mani ormai stanche si adagiano ancora su di te, come facevo ieri, quando ogni sera ci ritrovavamo vicini a dividerci quel poco che ci era rimasto. Eppure non ti sei mai lamentato, ti sei sempre preoccupato di distrarmi con le tue capriole e quando mi sentivo poco bene eri come una sentinella ai piedi del mio letto.Ti guardo mentre la mente confonde i ricordi come una palla impazzita, sei tu qui, che dolorante cerchi ancora il mio sguardo come se fosse l’ultima immagine da portarti via. Anche io ti guardo amico caro, mentre cerco di trattenere le lacrime che copiose hanno già raggiunto il cuore. Sono qui compagno mio, sono ancora vicino a te a raccontarti di quando la guerra mi ha rubato troppo presto la gioventù, sono qui, come ieri a raccontarti tra malinconia e rimpianto di quell’amore che mi ha lasciato quel buco nel cuore. Ho vissuto una vita modesta, tutto doveva quadrare, non ci siamo permessi mai neppure una vacanza al mare, ma la tua presenza mi ha fatto vivere di rendita. Sono solo un povero vecchio a cui tu hai donato tanta gioia e affetto. Come farò domani? Nessuno coglierà mai più la mia disperazione, solo TU sei stato la mia famiglia, hai saputo attendere anche intere ore quando a fatica riuscivo a malapena a farti fare un giretto sotto casa per i tuoi bisogni, perchè il freddo mi paralizzava le ossa e a scaldarci erano solo delle vecchie coperte. Eppure mi hai reso felice, così senza rispondermi ti accostavi a me con quel tuo musetto, quasi volessi ogni volta abbozzarmi un bel sorriso. Ciao amore mio, non ti dimenticherò mai e se i miei giorni saranno brevi, conterò i minuti per ritornar da te. Resto qui, sulla mia vecchia sedia a guardare dietro i vetri l’inverno che passa, mentre nel silenzio cerco ancora nella stanza quell’amico che il destino mi ha portato via.
Autore sconosciuto

Dott. Roberto Cavaliere

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LA FORMULA MATEMATICA DELLA “COPPIA PERFETTA”

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Lo psicologo John Gottman, professore emerito all’Università di Washington (Stati Uniti),  ha elaborato una formula per stimare la probabilità di fallimento di un’unione, che lui ritiene funzioni nel 90% dei casi.

Lo studio è iniziato negli anni ’90, esaminando coppie appena sposate: i due partner discutevano per 15 minuti, mentre i ricercatori assegnavano loro dei voti. Per esempio, a ogni sorriso e gesto affettuoso guadagnavano punti; con segnali d’insofferenza e battutine sarcastiche li perdevano. I ricercatori hanno poi seguito le coppie nel corso degli anni, per vedere come se la passavano.

A partire da dati come questi, Gottman e James Murray, matematico della stessa università, hanno elaborato l’“equazione dell’amore”, che misura la reazione emotiva (positiva o negativa) di ciascuno dei due partner durante un dialogo. Sul lungo periodo, infatti, le chance di sopravvivenza della relazione dipendono proprio da queste reazioni.

Le due formule descrivono rispettivamente le reazioni di lei (Dt+1) e lui (Ut+1) al comportamento dell’altro. Per la donna: d è l’umore quando è sola; rDDt è l’umore quando c’è il marito; IUD(Ut ) è l’influenza esercitata dal partner. Nella formula per lui: u è l’umore da solo; rUUt è l’umore quando c’è lei e IDU(Dt  ) l’influenza di lei.

Nella pratica, l’equazione matematica conferma quanto il buon senso dice da sempre: la chiave di una relazione duratura è il dialogo. Per non arrivare ai ferri corti, dire quel che si pensa, senza essere aggressivi, funziona meglio che chiudersi nel mutismo.

Qualsiasi terapia ed autoterapia di coppia dovrebbe tener conto di questo semplice elemento che è il dialogo, che è stato confermato anche dalla matematica, come dimostrato da Gottman.

DOTT. ROBERTO CAVALIERE

Psicologo e Psicoterapeuta Riceve per appuntamento in studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa) Possibilità di effettuare consulenze telefoniche o via Skype a pagamento Per contatti privati col dott.Roberto Cavaliere chiamare il 320-8573502 o scrivere a cavaliere@iltuopsicologo.it